Marco's profileDalla parte degli ULTIMI...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    03 May

    Ninna Nanna

    Quando ti addormenterai

    con gli occhi chiusi i pugni quasi

     Sognerai quel che vedrai

     i suoi sorrisi rossi e accesi

    Una melodia che sale su

     fin dove sei

     A te che non sei ancora tu

    ma presto lo sarai

    Ora dorme pure lei

    la braccia ai fianchi fresche e stese

     Sogna te che sognerai

     cuscini bianchi come rose

    Ninna nanna che poi scende giù

    fin nei tuoi sogni

     A te che non sarai più solo tu

     perchè sarete voi

    Sarete voi la vostra storia

    Sarete voi due sguardi in aria

     Sarete voi la mia memoria

    Sarete voi il mondo intorno a me

    Pigiami Moine La culla con le apine

    Triciclo Girello Il mondo sembra bello

     Le scarpe che indossi per fare i primi passi

    Il mare Gli abbagli I granchi tra gli scogli

     Cortili Bambine col fiocco e le treccine

     Problema sei meno ma sempre in due per mano

     Regali Natale La neve sotto il sole

     Playstation Ma quando Ti giuro sto studiando

     Ritardi promesse Duecento sms

    Ti chiamo C'hai un casco? Neanche ti conosco

     Chitarre Distorte Dalle finestre aperte

     Ballare Da solo Alzando gli occhi al cielo

     Campeggio Concerto Il primo bacio storto

     Mi guardi Ti amo Domani autogestiamo

    Silenzio Sai cosa? Noi siamo soli in casa

     Poi scosti le tende

    Sei diventato grande

    20 July

    Il porcellum europeo

    Il muro di Berlino è caduto nel 1989. Quanto ci vorrà prima che cada il muro di questa dittatura sfinente all’italiana? In cui tutto, ma proprio tutto, viene deciso sopra le teste dei cittadini. L’Italia non è un Paese democratico. La democrazia è stata confiscata dai partiti, dall’informazione pagata dai partiti e da Berlusconi. Il Paese è roba loro. E’ cosa loro. E’ Cosa Nostra. E’ Massoneria. Lo sanno tutti e non lo dice nessuno. Per cambiare è necessaria una crisi economica di proporzioni mai viste dal 1945. A questo ci siamo ridotti, ad auspicare una catastrofe per cambiare.
    E’ come se ci avessero prosciugato le energie, questi parassiti della nostra Italia. Le denunce non servono. La verità non serve. Il Sistema è un muro di gomma in cui sono tutti coinvolti. Sono pensieri che mi vengono davanti allo sfascio del Paese, ai nostri ridicoli rappresentanti, a un Parlamento espropriato da condannati, prescritti, inquisiti.
    Le ultime elezioni sono state incostituzionali, non abbiamo potuto scegliere il nostro candidato. Chi di voi avrebbe eletto la Carfagna, la Serafini, moglie di Fassino, (recordwoman mondiale con SEI legislature), la moglie di Bassolino, Dell’Utri, Cuffaro, il pool di avvocati di Berlusconi capitanati dall’ineffabile Ghedini? Nessuna persona sana di mente affiderebbe le chiavi del Paese a questa accozzaglia di persone. Sono stati nominati dai segretari di partito, sono impiegati, mogli, amanti, sodali, gente a cui è stato ricambiato un favore o che va sottratta alla legge.
    Questo Parlamento non esiste. Non rappresenta i cittadini. L’otto settembre 2007 un milione e mezzo di italiani ha chiesto la riforma della legge elettorale. Ha preteso di scegliere il proprio candidato. Chi è sceso in piazza per firmare è stato insultato e demonizzato. Volgari, ci chiamano volgari perchè vogliamo il rispetto delle regole democratiche. Lo psiconano ci chiama spazzatura, coglioni. La fattucchiera Gasparri definisce cloaca il CSM, di cui Napolitano è presidente. Loro se lo possono permettere, l’informazione è al loro servizio.
    Questo gruppo di impuniti che passa il tempo a cercare di non farsi processare e a vivere sulle nostre spalle, ora vuole eliminare la preferenza diretta anche alle elezioni europee e introdurre uno sbarramento al 5%.
    In questo modo nomineranno in Europa i loro dipendenti, amici, amiche e famigli. In Europa non c’è il problema della governabilità, ma è invece importante che ogni voce abbia la possibilità di esprimersi. Con lo sbarramento si spartiranno la torta lo psiconano e Topo Gigio Veltroni.Questa riforma, questo porcellum europeo proposto da PDL e auspicato da parte del PDmenoelle è l’ennesimo colpetto di Stato contro la democrazia.
    Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.
    25 May

    Comunicato politico numero dodici

    Delirio. Il ponte sullo stretto di Messina. Delirio. Le centrali nucleari. Delirio. L’esercito in Campania. Delirio. I nuovi inceneritori. Delirio. I condannati in Parlamento. Delirio. Il 95% dei reati impuniti grazie alle leggi ad personam. Delirio. Testa d’Asfalto presidente del Consiglio grazie alle concessioni televisive di Craxi. Delirio. La legge elettorale porcata. Delirio. Le elezioni politiche incostituzionali. Delirio. La volontà popolare ignorata con la cancellazione dei referendum sulla legge elettorale, sul finanziamento pubblico ai partiti e sul NO al nucleare. Delirio. L’Italia senza libera informazione, tra il Botswana e l’Iraq. Delirio. Campania, Calabria e Sicilia in mano alle mafie. Delirio. I roghi contro i campi Rom. Delirio. Bassolino e Iervolino non si dimettono. Delirio. Topo Gigio non li licenzia. Delirio. Ignorata la sentenza della Corte di Giustizia Europea contro la legge Gasparri. Delirio. Rete 4 ci costa 350.000 euro di multa ogni giorno dal primo gennaio 2006. Delirio. Amanti, segretarie, avvocati di fiducia, portavoce e tirapiedi sono senatori e deputati. Delirio. E’ assente solo il cavallo di Caligola. Delirio. L’allargamento delle basi americane in Italia. Delirio. Andreotti prescritto per mafia e senatore a vita. Delirio. I miliardi di euro della Comunità Europea scomparsi per magia in Campania. Delirio. La moratoria per gli ingressi dalla Romania applicata in quasi tutta Europa dal primo gennaio 2007, ma non in Italia. Delirio. 22.000 imprese italiane in Romania con i finanziamenti della Comunità Europea (le nostre tasse) e la disoccupazione in Italia. Delirio. Il prezzo del petrolio sale, le bollette e la benzina aumentano, ma ENEL e ENI fanno più utili. Delirio. Geronzi, plurinquisito, capo di Mediobanca. Delirio. Scaroni, condannato, capo dell’ENI. Delirio. Sei milioni di precari. Delirio. Lo sviluppo più basso e i costi dello Stato più alti d’Europa. Delirio. 350.000 firme per un Parlamento Pulito abbandonate nella cantina del Senato. Delirio. 1.636 miliardi di euro di debito pubblico e 70 miliardi di interesse ogni anno, pari a tre finanziarie. Delirio. Emma Marcegaglia esperta di energia nucleare e Rubbia in Spagna. Delirio.
    Il Paese è entrato in un nuovo stato: il delirio. “Uno stato di alterazione e confusione mentale, con agitazione motoria e allucinazioni, dovuto a accessi febbrili acuti e malattie mentali” (Il Nuovo Zingarelli).
    L’Italia ha avuto la febbre per troppo tempo, adesso è seguito il delirio. Delirio vuol dire uscire dal solco. Noi abbiamo deragliato. La nave è in mano al cuoco di bordo e il capitano è profondamente addormentato sotto coperta. In democrazia il capitano è la volontà popolare.
    Le fragoline di bosco vanno raccolte. Ripeto: le fragoline di bosco vanno raccolte.
    24 May

    Il piccolo principe e la volpe

    In quel momento apparve la volpe.

    "Buon giorno", disse la volpe.

    "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe,

    voltandosi: ma non vide nessuno.

    "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."

    "Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino..."

    "Sono una volpe", disse la volpe.

    "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe,

    sono così triste..."

    "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono

    addomestica".

    "Ah! scusa", fece il piccolo principe.

    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:

    "Che cosa vuol dire <addomesticare>?"

    "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa

    cerchi?"

    "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.

    "Che cosa vuol dire <addomesticare>?"

    "Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E'

    molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo

    interesse. Tu cerchi delle galline?"

    "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa

    vuol dire "<addomesticare>?"

    "E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei

    legami>..."

    "Creare dei legami?"

    "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che

    un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho

    bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono

    per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi

    addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai

    per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".

    "Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore...

    credo che mi abbia addomesticato..."

    "E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."

    "Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.

    La volpe sembrò perplessa:

    "Su un altro pianeta?"

    "Si".

    "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"

    "No".

    "Questo mi interessa. E delle galline?"

    "No".

    "Non c'e' niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma la volpe

    ritornò alla sua idea:

    "La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli

    uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si

    assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi

    annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà

    illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso

    da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto

    terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E

    poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io

    non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di

    grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai

    dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando

    mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi farà

    pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."

    La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:

    "Per favore... addomesticami", disse.

    "Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto

    tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere

    molte cose".

    "Non si conoscono che le cose che si addomesticano",

    disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per

    conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte.

    Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non

    hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

    "Che cosa bisogna fare?" domandò il piccolo principe.

    "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In

    principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba.

    Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le

    parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai

    sederti un po' più vicino..."

    Il piccolo principe ritornò l'indomani.

    "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la

    volpe.

    "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle

    tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora

    aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro,

    incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo

    della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò

    mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".

    "Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.

    "Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la

    volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni,

    un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i

    miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del

    villaggio. Allora il giovedì e' un giorno meraviglioso! Io mi

    spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un

    giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non

    avrei mai vacanza".

    Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

    E quando l'ora della partenza fu vicina:

    "Ah!" disse la volpe, "... piangerò".

    "La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo

    far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."

    "E' vero", disse la volpe.

    "Ma piangerai!" disse il piccolo principe.

    "E' certo", disse la volpe.

    "Ma allora che ci guadagni?"

    "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".

    Poi soggiunse:

    "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo.

    Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".

    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

    "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete

    ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi

    non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la

    mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.

    Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al

    mondo".

    E le rose erano a disagio.

    "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può

    morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante

    crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e'

    più importante di tutte voi, perché e' lei che ho innaffiata.

    Perché e' lei che ho messa sotto la campana di vetro.

    Perché e' lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei

    ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché e'

    lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche

    volta tacere. Perché e' la mia rosa".

    E ritornò dalla volpe.

    "Addio", disse.

    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto

    semplice:non si vede bene che col cuore. L'essenziale e'

    invisibile agli occhi".

    "L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripeté il piccolo

    principe, per ricordarselo.

    "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la

    tua rosa così importante".

    "E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il

    piccolo principe per ricordarselo.

    "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la

    devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di

    quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua

    rosa..."

    "Io sono responsabile della mia rosa..." ripeté il piccolo

    principe per ricordarselo.

    L'esercito invisibile...

    ...La lotta che diventa coscienza
    civile, la ribellione
    che diventa esercizio dei
    diritti acquisiti, la democrazia
    che è partecipazione
    e mai sudditanza...
    18 May

    Palermo 23 GIUGNO 1992

    Chiesa di  San Domenico. Paolo  Borsellino  arriva  alla chiesa  a  piedi  da  Piazza  Magione

    insieme  alla  sorella  Rita, la  scorta  e  i  30.000  ragazzi,  di  tutta  Italia, in  un’imponente

    fiaccolata.  Tra  gli  applausi  scroscianti, che  riempiono  le  navate,  Borsellino  si  avvicina

    al  pulpito,  prende  il  microfono  e  di  colpo  cala  il  silenzio, un silenzio  assoluto.

     

    ‘Giovanni  Falcone  lavorava  con  perfetta  coscienza  che  la  forza  del  male,  la  mafia,  lo

      avrebbe  un  giorno  ucciso.

      Francesca  Morvillo  stava  accanto  al  suo  uomo  con  perfetta  coscienza  che  avrebbe

      condiviso  la  sua  sorte. 

      Gli  uomini  della  scorta  proteggevano  Falcone  con  perfetta  coscienza  che  sarebbero

      stati  partecipi  della  sua  sorte.

      Non  poteva  ignorare,  e  non  ignorava,  Giovanni  Falcone,  l’estremo  pericolo  che correva,

      perché  troppe  vite  di  suoi  compagni  di  lavoro  e  di  suoi  amici  sono  state  stroncate

      sullo  stesso  percorso  che  egli  si  imponeva.

      Perché  non  è  fuggito,  perché  ha  accettato  questa  tremenda  situazione,  perché  non  si  è             

      turbato,  perché  è  stato sempre  pronto  a  rispondere  a  chiunque  della  speranza  che  era

      in  lui?   Per  amore!

      La  sua  vita  è  stata  un  atto d’amore  verso  questa  sua  città,  verso  questa  terra  che  lo  ha

      generato.   Perché  se  l’amore  è  soprattutto  ed  essenzialmente dare,  per  lui,  e  per  coloro

      che  gli  sono stati accanto  in  questa  meravigliosa  avventura,  amare  Palermo  e  la  sua gente

      ha  avuto  e  ha  il  significato  di  dare  a  questa  terra  qualcosa,  tutto  ciò  che  era  ed  è

      possibile  dare  delle  nostre  forze  morali,  intellettuali  e  professionali  per rendere  migliore

      questa  città  e  la  patria  cui  appartiene.

      Qui  Falcone  cominciò  a  lavorare  in  modo  nuovo.  E  non  solo  nelle  tecniche  di  indagine.

      Ma  anche  consapevole  che  il  lavoro  dei  magistrati  e  degli  inquirenti  doveva  porsi  sulla

      stessa  lunghezza  d’onda  del  sentire  di  ognuno.

      La  lotta  alla  mafia (…) non  doveva  essere  soltanto  una  distaccata  opera  di  repressione, 

      ma  un  movimento  culturale  e  morale,  anche religioso,  che  coinvolgesse  tutti,  che  tutti

      abituasse  a  sentire  la  bellezza  del  fresco  profumo  della  libertà  che  si  oppone  al  p u zz o

      del  compromesso  morale,  dell’indifferenza,  della  contiguità,  e  quindi  della  complicità.

      Ricordo  la  felicità  di  Falcone,  quando  in  un  breve  periodo  d’entusiasmo,  conseguente  ai

      dirompenti  successi  originati  dalle  dichiarazioni  di  Buscetta,  mi  disse: la  gente  fa  il  tifo

      per  noi.   E  con  ciò  non  intendeva  riferirsi  soltanto  al  conforto  che  l’appoggio  morale

      della  popolazione    al  lavoro  del  giudice.

      Significava  soprattutto  che  il  nostro  lavoro,  il  suo  lavoro,  stava  anche  sommovendo  le

      coscienze,  rompendo  i  sentimenti  di  accettazione  della  convivenza  con  la  mafia,  che 

      costituiscono  la  sua  vera  forza.

      Questa  stagione  del  <tifo  per  noi>  sembrò  durare  poco,  perché  ben  presto  sopravvennero

      il  fastidio  e  l’insofferenza  per  il  prezzo  che  la  lotta  alla  mafia,  la  lotta  al  male,

      costringeva  la  cittadinanza  a  pagare.

      Insofferenza  alle  scorte,  insofferenza  alle  sirene,  insofferenza  alle  indagini,  insofferenza  a

      una  lotta  d’amore  che  costava  però  a  ciascuno  non  certo  i  terribili  sacrifici  di  Falcone,

      ma  la  rinuncia  a  tanti  piccoli  o  grandi  vantaggi,  a  tante  piccole  o  grandi  comode 

      abitudini,  a  tante  minime  o  consistenti  situazioni  fondate  sull’indifferenza,  sull’omertà  o

      sulla  complicità.  Insofferenza  che  finì  per  provocare  e  ottenere,  purtroppo,  provvedimenti

      legislativi  che,  fondati  su  un’ubriacatura  di  garantismo,  ostacolarono  gravemente  la

      repressione  di  Cosa  nostra  e  fornirono  un  alibi  a  chi,  dolorosamente  o  colposamente,  di

      lotta  alla  mafia  non  ha  mai  voluto  occuparsi.

      In  questa  situazione  Falcone  andò  via  da   Palermo.

      Non  fuggì.   Tentò  di  ricreare  altrove,  da  più  vasta  prospettiva,  le  condizioni  ottimali  per

      il  suo  lavoro.   Per  poter  continuare  a  dare.   Per  poter  continuare  ad  amare.

      Venne  accusato  di  essersi  avvicinato troppo  al  potere  politico.   Menzogna!

      Qualche  mese  di  lavoro  in  un  ministero  non  può  far  dimenticare  il  lavoro  di  dieci  anni.

      E  Falcone  lavorò  incessantemente  per  rientrare  in  magistratura.

      Per  fare  il  magistrato, indipendente  come  lo  era  sempre  stato,  mentre  si  parlava  male  di

      lui,  con  vergogna  di  quelli  che  hanno  malignato  sulla  sua  buona  condotta.

      Muore,  e  tutti  si  accorgono  di  quali  dimensione  ha  questa  perdita.  Anche  che  per  averlo

      denigrato,  ostacolato,  talora  odiato  e  perseguitato  hanno  perso  il  diritto  di  parlare.

      Nessuno  tuttavia  ha  perso  il  diritto, e  anzi  il  dovere  sacrosanto,  di  continuare  questa  lotta.

      Se  egli  è  morto  nella  carne,  è  vivo  nello  spirito,  come  la  fede  ci  insegna;  le  nostre

      coscienze,  se  non  si  sono  svegliate,  devono  svegliarsi!

      La  speranza  è  stata  vivificata  dal  suo  sacrificio,  dal  sacrificio  della  sua  donna,  dal

      Sacrificio  della  sua  scorta.

      Molti  cittadini,  è  vero, ed  è  la  prima  volta,  collaborano  con  la  giustizia  nelle  indagini

      concernenti  la  morte  di  Falcone .

      Il potere  politico  trova,  incredibilmente,  il  coraggio  di  ammettere  i  suoi  sbagli  e  cerca  di     

      correggerli,  almeno  in  parte,  restituendo  ai  magistrati  gli  strumenti  loro  tolti  con  stupidi

      pretesti  accademici.

      Occorre  evitare  che  si  ritorni  di  nuovo  indietro,  occorre  dare  un  senso  alla  morte  di

      Giovanni,  alla  morte  della  dolcissima  Francesca,  alla  morte  dei  valorosi  uomini  della  sua

      scorta.

      Sono  morti  per  tutti  noi,  per  gli  ingiusti,  abbiamo  un  grande  debito  verso  di  loro  e

      dobbiamo  pagarlo  gioiosamente,  continuando  la  loro  opera;   facendo  il  nostro  dovere,

      rispettando  le  leggi,  anche  quelle  che  ci  impongono  sacrifici,  rifiutando  di  trarre  dal

      sistema  mafioso  i  benefici  che  potremmo  trarre ( anche  gli  aiuti,  le  raccomandazioni,

      i  posti  di  lavoro);  collaborando  con  la  giustizia,  testimoniando  i  valori  in  cui  crediamo,

      in  cui  dobbiamo  credere,  anche  dentro  le  aule  di  giustizia:  troncando  immediatamente

      ogni  legame  di  interesse,  anche  quelli  che  ci  sembrano  più  innocui,  con  qualsiasi

      persona  portatrice  di  interessi  mafiosi,  grossi  o  piccoli;  accettando  in  pieno  questa 

      gravosa  e  bellissima  eredità  di  spirito.

      Dimostrando  a  noi  stessi  e  al  mondo  che  Falcone  è  vivo.          

    06 May

    Impossibile

    IMPOSSIBILE E’ SOLO UNA PAROLA PRONUNCIATA DA PICCOLI UOMINI CHE TROVANO PIU’ FACILE VIVERE NEL MONDO CHE GLI E’ STATO DATO, PIUTTOSTO CHE CERCARE DI CAMBIARLO. IMPOSSIBILE NON E’ UN DATO DI FATTO, E’ UN’OPINIONE. IMPOSSIBILE NON E’ UNA REGOLA, E’ UNA SFIDA. IMPOSSIBILE NON E’ UGUALE PER TUTTI. IMPOSSIBILE NON E’ PER SEMPRE.

    15 April

    Informazione imbavagliata: 4 mandanti, 10 esecutori

    L’informazione ha i suoi mandanti: ABI, Confindustria, Mediaset, partiti. I magnifici 4. Influenzano l’opinione pubblica. Possiedono le principali televisioni, i giornali più diffusi. Li usano per difendere i loro interessi. I direttori di testata sono loro dipendenti. Li scelgono, li pagano, li licenziano. E se li scambiano come le figurine. Mimun passa dal Tg1 al Tg5. Riotta dal Corriere della Sera al Tg1.
    La democrazia è una bella parola, ma cosa vuol dire questa parola in realtà? La rappresentanza non esiste senza la conoscenza. La democrazia è solo un concetto astratto senza la libera informazione. Il conflitto di interessi tra i poteri economici e i media è enorme. Ha raggiunto tali dimensioni che non lo vediamo più. E’ diventato normale che un quotidiano come il Corriere della Sera abbia tra gli azionisti banche e gruppi industriali. Che la televisione pubblica sia di proprietà dei partiti e quella privata di un presidente del Consiglio, divenuto tale grazie alla proprietà di quelle televisioni.
    Quando tutto è falso, il vero scompare. Diventa un concetto impalpabile, metafisico. Il cittadino arriva a dubitare persino che l’informazione possa essere libera. In nessun Paese democratico chi possiede i media può fare politica. Immaginate Obama che controlla la CNN, ABC e FOX. O Zapatero che detta gli articoli ai direttori di El Mundo e El Pais, in quanto suoi dipendenti. Una democrazia si basa sulla divisione di tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. L’informazione è definita il quarto potere. Un potere che può far vincere le elezioni, che condiziona il valore delle azioni di Borsa, che modifica le regole democratiche. E’ palese che l’informazione debba essere indipendente per non trasformare ogni notizia in propaganda. Non ci si può aspettare che chi è dentro al sistema dell’informazione: direttori, giornalisti, opinionisti, lo voglia cambiare e neppure che ammetta di essere un porta ordini. Tengono famiglia e la loro scelta di campo l’hanno già fatta.
    Il 25 aprile 2008 firmate i tre referendum per una libera informazione in un libero Stato per restituire il controllo del Paese ai cittadini.

    Tibet libero

    Se gli Stati Uniti avessero invaso il Messico. Se la Francia avesse occupato l'Algeria. Se l'Australia avesse dichiarato guerra alla Papua Nuova Guinea. Se il Giappone avesse annesso la Manciuria. Se l'Italia tornasse di nuovo in Libia con le cannoniere.Se tutto questo fosse successo nell'anno delle Olimpiadi negli Stati Uniti, in Francia, in Australia, in Giappone, in Italia. Le Olimpiadi si sarebbero tenute lo stesso in questi Paesi? In nome di cosa? Del WTO? Della globalizzazione? Del consumismo?
    Il Governo italiano ha calato i pantaloni alla marinara di D'Alema (nessuno pensava che avrebbe fatto diversamente).
    L'umanità ha un debito enorme nei confronti del Tibet, della sua cultura, dei suoi abitanti. Lo ha lasciato solo per quasi sessant'anni in nome della realpolitik. Un comportamento semplice da capire. Se sei grosso puoi invadere, distruggere, sterminare. Se sei piccolo e hai il petrolio, allora sono c...i tuoi. Cecenia docet. Iraq ridocet.
    Il blog lancia oggi una petizione al segretario dell'Onu per un Tibet libero.
    Inviate il messaggio:
    "Free Tibet. Stop to the China Olympic Games"
    al segretario delle Nazioni Unite e diffondete l'iniziativa.
    CRIMOR
    26 March

    ...

    « Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
    negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
    aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato,
    si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore. »
    (Dalla canzone I Cento Passi dei Modena City Ramblers)

    poesia di peppino impastato

    Fiore di campo nasce
    dal grembo della terra nera,
    fiore di campo cresce
    odoroso di fresca rugiada,
    fiore di campo muore
    sciogliendo sulla terra
    gli umori segreti.

     

    (peppino impastato)

    24 March

    Robert Kennedy e il PIL

    Quarant’anni fa, Robert Kennedy tenne un discorso sulla reale ricchezza delle Nazioni e sul PIL. Tre mesi dopo fu assassinato.
    Cos’è il PIL, il Prodotto Interno Lordo? Il misuratore della crescita della società? La trasformazione in denaro, un concetto astratto, della nostra salute, del nostro tempo, dell’ambiente? Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità. Il tempo, la Terra, la vita, la famiglia (gli unici importanti) sono concetti troppo semplici per il PIL. Un mostro che divora il mondo. Lo mangia e lo accumula. Lo digerisce e lo trasforma in nulla. L’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo. I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra.

    “Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato
    quando l'ultimo albero sarà abbattuto
    quando l'ultimo animale sarà ucciso
    solo allora capirete che il denaro non si mangia."
    Profezia Creek.

    Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas:
    "Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
    Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
    Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
    Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
    Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
    Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
    Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."
    21 March

    Il non voto utile

    Vocabolario Garzanti:
    Voto [vó-to]:
    1. espressione della volontà, quando si deve eleggere qualcuno o si deve decidere qualcosa collettivamente.
    Utile [ù-ti-le]:
    1. che può essere usato, che può appagare un bisogno
    2. che apporta un vantaggio, un profitto; che è di giovamento efficace.
    Il voto del 13 aprile non è contemplato dal vocabolario, non possiamo infatti eleggere qualcuno, ma solo fare una croce su un simbolo di un partito. Anche la decisione collettiva è esclusa dalle elezioni politiche. Non è infatti un referendum e neppure una proposta di legge popolare.
    Per un utilizzo aggiornato della parola “voto” va quindi introdotto un nuovo significato:
    1. manifestazione di carattere rituale con cui i cittadini ratificano le scelte dei partiti.
    Passiamo all’aggettivo “utile”. Qui andiamo senz’altro meglio.
    L’aggettivo “utile” insieme alla parola “voto” risignificata è perfetto: “voto utile”.
    Il voto utile può “essere usato, può appagare un bisogno”. E’ facile dimostrarlo. Sottrae ai processi i condannati, riabilita i pregiudicati, sistema le mogli, stimola le amanti e piazza i figli di. Il voto utile “apporta un vantaggio, un profitto ed è di giovamento efficace”. Il ritorno economico è indubbio 25.000 euro al mese, la pensione dopo due anni e mezzo, le auto blu e, solo per i trasgressivi, coca e puttane e gli elicotteri dell’Aeronautica Militare.
    La campagna per il voto utile è senza confini. Morfeo Napolitano lo ha ricordato in suo raro momento di veglia dal lontano Cile. Ha difeso i partiti, espressione della democrazia, e attaccato i facili populismi. Poi ha ripreso a dormire.
    Lo psiconano e Topo Gigio sono da sempre in prima fila per il voto utile. Se li voti sei utile, altrimenti no. Testa d’Asfalto senza il vostro voto non avrebbe più Rete 4, i suoi amici pregiudicati, i conflitti di interessi. Il sindaco de Roma sarebbe costretto a andare in Ruanda o in Madagascar a scrivere libri e a salvare l’umanità in pericolo. Fatelo per loro. Fatelo per voi. Mandateli a fanculo il 13 aprile con un “non voto utile” alle elezioni politiche.
    [nón] [vó-to] [ù-ti-le]:
    1. riconquista dello Stato da parte dei cittadini
    2. delegittimazione del parassitismo dei partiti.
    V-day 25 aprile. Informazione libera in libero Stato.
    10 March

    Lettera finanziara, Roma 15.12.2011

    "Lo stato d'assedio proclamato questa notte dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha esasperato la popolazione logorata dalla gravissima crisi economica. Durante la notte la gente si è riversata nelle piazze delle principali città del Paese, ignorando le misure prese dalle autorità e chiedendo le dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. La richiesta è stata esaudita. Questa mattina il ministro si è dimesso, e subito dopo è caduto il governo Berlusconi. Napolitano ha convocato i presidenti delle Camere Fini e D'Alema e i capi dei gruppi parlamentari. Proseguono gli scontri in tutto il Paese e i morti sono già trentadue. Le garanzie costituzionali sono state sospese.
    Il Paese è sull'orlo della bancarotta dopo l’ultimatum della Comunità Europea: per arrestare l’indebitamento dello Stato occorrerebbero almeno 350 miliardi di euro.
    Il rallentamento dell'economia, dopo l’inizio della recessione americana nel 2008, ha reso sempre più difficile invertire la tendenza all'indebitamento pubblico. Dopo tre anni di recessione, a partire dal giugno di quest'anno, si sono chiuse tutte le fonti di finanziamento internazionale che avevano reso possibile la sopravvivenza di un modello nel quale il deficit cronico veniva costantemente coperto da una nuova emissione di titoli pubblici. A metà agosto il Parlamento ha approvato la cosiddetta "legge del deficit zero", ideata da Giulio Tremonti, che si è ispirato all’ex ministro dell’economia argentino Domingo Cavallo, come ultima risorsa per recuperare la fiducia dei mercati internazionali.
    La legge prevede che lo Stato contenga le spese entro i limiti imposti dal prelievo fiscale. Se il denaro non è sufficiente, ai creditori del debito pubblico è data priorità rispetto alle retribuzioni dei dipendenti pubblici e alle pensioni. In applicazione della nuova legge, le retribuzioni e le pensioni sono state così ridotte del 30% a partire da agosto.
    Con la legge del "deficit zero", il viceministro dell'Economia Lamberto Dini è andato a Bruxelles per contrattare una soluzione ed evitare la bancarotta. Dopo un difficile negoziato, è stato concesso un prestito di 40 miliardi di euro in modo che il governo italiano possa porre mano alla ristrutturazione di un debito pubblico pari a ben 2.000 miliardi di euro (stima fine dicembre 2011). L'accordo prevede anche una riforma del lavoro, legge “La Russa”, che supera la legge 30 e mira a "flessibilizzare" le condizioni di lavoro, e dovrà basarsi con "contratti temporanei con un livello di retribuzioni più basso di quello attuale".
    Il versante internazionale relativo alla conversione dei buoni del Tesoro è più complesso. I creditori esteri hanno minacciato di citare in giudizio l’Italia se il governo non dovesse rispettare i patti convenuti.
    La notizia che la Comunità Europea non intende finanziare l'ultima tranche dei fondi concessi ad agosto ha raffreddato ogni entusiasmo. Il motivo addotto è che il governo non ha rispettato i patti convenuti. Alcuni osservatori ritengono che la decisione sia dettata dalla volontà di prendere le distanze da un paese sull'orlo del precipizio.
    È la prima volta dal dopoguerra che si assiste a una contrazione in Italia del prodotto interno lordo per il terzo anno consecutivo. La crisi attuale si sviluppa nel contesto di una forte rilancio delle principali economie mondiali.
    La riduzione delle disponibilità finanziarie pubbliche ha trascinato verso il basso anche le disponibilità finanziarie private, mentre la riduzione dei consumi ha aggravato la recessione. Il circolo vizioso si è completato dalla riduzione del prelievo fiscale e con il congelamento dei conti correnti e il blocco dell’erogazione degli interessi sui titoli di Stato."

    07 March

    Comunicato politico

    martin_luther_grillo.jpg
    Le differenze tra PD e PDL non esistono. Le elezioni politiche del 13 e 14 aprile non esistono. E’ scenografia. Cartapesta di manifesti e studi televisivi di servi. Sono voti a perdere. Non votare alle politiche è la risposta a questo regime. E’ l’unica arma democratica rimasta. Sonia Alfano è candidata per le nostre liste alle regionali in Sicilia. Ha ricevuto numerose lettere intimidatorie. Nessuna solidarietà dai partiti. Segni eccellenti, significa che è una persona onesta. Il 15 marzo Beppe Grillo è a Roma per sostenere Serenetta Monti, candidata a sindaco di Roma per le liste civiche. La diffusione della conoscenza è fondamentale. L’organizzazione delle persone in comitati e in liste civiche è democrazia. Conoscenza, organizzazione, liste civiche locali. E’ l’epidemia della Rete: Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Treviso, Roma, Vicenza, Pozzuoli, Pescara, Fiumicino, Massa, Pisa, Viterbo. Le parole d’ordine del regime: controinformazione, Tav, basi militari, inceneritori, debiti, morti sul lavoro. Il potere da solo non esiste. E’ creato da noi. Il futuro esiste. I nostri figli esistono. Il nostro impegno DEVE esistere. Fuori i cialtroni e i buffoni di corte dalla cosa pubblica. Fuori tutti. Impegno civile, denuncia civile, sostegno alle persone oneste. Chi mente fuori. I prescritti fuori. I condannati fuori. Gli incapaci fuori. Gridatelo quando parlano nelle piazze: FUORI! Accompagnateli ai loro pullman e alle loro auto blu. Gli italiani onesti si riprendano il Paese. Impegno civile, denuncia, informazione. La vostra vita è adesso. E’ una sola. Avanti con ottimismo verso la catastrofe (la loro).


    06 March

    Un morto che cammina

    Topo Gigio Veltroni ha messo in lista personaggi con frequentazioni molto disinvolte. Ma quale partito non ne ha? E' un problema di rappresentanza all'interno delle istituzioni. I cittadini non possono scegliere il candidato e il buon segretario di partito, al loro posto, trova il giusto spazio per ogni categoria sociale. Topo Gigio ha però escluso dalle sue liste Beppe Lumia, vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Lumia è stato a suo tempo condannato a morte dalla criminalità organizzata per le sue attività. Toglierlo dal Parlamento vuol dire trasformarlo in un morto che cammina. Il nuovo PD di Fassino, D'Alema, Sircana e Bassolino non ha posto per un servitore dello Stato. Si faccia avanti qualcun altro e lo candidi al più presto.
    05 March

    Quando un operaio muore

    Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano.
    Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge.
    Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp.
    Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”.
    Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione.
    Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”.
    Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”.
    Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini.
    Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte.
    Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada.
    Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore.
    Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata.
    Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario.
    Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre.
    Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere.
    Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti.
    Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria.
    Quando un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra.
    Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.
    04 March

    Sempre gli stessi pagliacci...

    Cari ragazzi...care ragazze...cari ultimi...caduto il governo Prodi ecco che si ripresenta a noi l'oppurtunità di andare a rivotare. Uno crede di poter cambiare qualcosa...Ma avete visto??? I candidati sono sempre gli stessi da 50 anni...nn è possibile...!!!
    Come si può cambiare la situazione di un'Italia in netta crisi economica,psicologica e morale??? Non certo votando Berlusconi o Veltroni...
    Certo possiamo protestare. Come??? Non andando a votare...Io ho già da tempo bruciato la mia tessera elettorale perchè mi sono rotto le palle di partecipare alla Mafia di questi signori in giacca e cravatta...
    Basta!!! La devono smettere di prenderci per il culo...
    Mi raccomando...non fate come le pecore che seguono la massa...
    Lasciateli marcire nella loro IGNORANZA...
    Non andate a votare...CRIMOR

    70 Miliardi di euro...di interessi...

    70 miliardi di euro di interessi. Li avete pagati voi insieme a tutti gli italiani. E l’anno che verrà saranno di più. La sera, prima di chiudere gli occhi e di dormire, pensate agli interessi del VOSTRO debito pubblico. Mettete da parte dieci euro nel bicchiere sopra il comodino.
    Lo Stato, prima di investire nelle strutture sociali o nella sicurezza, ha dovuto pagare lo scorso anno 70 miliardi di euro. Lo Stato siamo noi, gli interessi li abbiamo pagati attraverso le tasse. Per ogni euro dato al fisco, una parte è stata usata per gli interessi. E’ come se doveste pagare, con il vostro stipendio, uno strozzino prima del mutuo della casa, dell’asilo, della spesa e delle bollette del gas e dalla luce. La differenza tra lo Stato e lo strozzino è che lo Stato vi ha indebitato senza chiedervi il permesso. Lo strozzino vi ha almeno prestato i soldi. Se però comprate un po’ di debito pubblico attraverso le nuove emissioni di titoli di Stato potreste anche andare a pari. Le tasse pagate per gli interessi del debito pubblico si trasformeranno in interessi da titoli di Stato.
    Il debito è arrivato a 1.629,7 miliardi di euro (nel settembre 2005 era di
    1.542,4 miliardi di euro). Ogni anno aumenta grazie ai nuovi interessi da pagare e al deficit di bilancio (la differenza tra entrate e uscite dello Stato). E’ un treno impazzito che va fermato con il contenimento dei costi dello Stato. Taglio della burocrazia, delle Province, accorpamento dei Comuni, degli investimenti senza fondo e senza futuro come la TAV in Val di Susa (15 miliardi di euro) o del Ponte di Messina (4/5 miliardi di euro), degli enti inutili, eccetera, eccetera.
    I governi non devono poter creare buchi di bilancio, le uscite devono essere uguali (o minori) alle entrate. Se sono superiori la differenza la mette il presidente del Consiglio.
    Le giovani generazioni sono le vittime del debito pubblico. Meno soldi per la ricerca, per la scuola, per l’innovazione significano meno opportunità di lavoro. E’ la società dei bamboccioni, quella venuta dopo la società dei magnaccioni.
    Per tranquillizzare gli italiani, il debito pubblico è sempre confrontato con il PIL. Oggi il rapporto debito/PIL è 105. Se il PIL, quindi il prodotto interno lordo italiano in un anno, aumenta, la catastrofe si allontana. Ma il PIL rallenta, si ferma, e nel 2008 potrebbe diminuire. E nel rapporto debito/PIL siamo penultimi in Europa su 27 Paesi, seguiti solo dall’Ungheria.
    La spesa pubblica è la risorsa principale della politica italiana: spendono anche i soldi che non hanno per lobby, voti e clientele . Indebitano noi e, soprattutto, i nostri figli.
    20 February

    Ultimo

    “…ALLA RAFFINATEZZA DELL’INTRIGO MAFIOSO DOBBIAMO CONTINUARE AD OPPORRE LA PUREZZA, LA SEMPLICITA E L’ONESTA’, COME CI HANNO INSEGNATO I VECCHI SOLDATI DELL’ARMA”