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    24 May

    Il piccolo principe e la volpe

    In quel momento apparve la volpe.

    "Buon giorno", disse la volpe.

    "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe,

    voltandosi: ma non vide nessuno.

    "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."

    "Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino..."

    "Sono una volpe", disse la volpe.

    "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe,

    sono così triste..."

    "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono

    addomestica".

    "Ah! scusa", fece il piccolo principe.

    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:

    "Che cosa vuol dire <addomesticare>?"

    "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa

    cerchi?"

    "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.

    "Che cosa vuol dire <addomesticare>?"

    "Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E'

    molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo

    interesse. Tu cerchi delle galline?"

    "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa

    vuol dire "<addomesticare>?"

    "E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei

    legami>..."

    "Creare dei legami?"

    "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che

    un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho

    bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono

    per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi

    addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai

    per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".

    "Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore...

    credo che mi abbia addomesticato..."

    "E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."

    "Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.

    La volpe sembrò perplessa:

    "Su un altro pianeta?"

    "Si".

    "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"

    "No".

    "Questo mi interessa. E delle galline?"

    "No".

    "Non c'e' niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma la volpe

    ritornò alla sua idea:

    "La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli

    uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si

    assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi

    annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà

    illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso

    da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto

    terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E

    poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io

    non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di

    grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai

    dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando

    mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi farà

    pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."

    La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:

    "Per favore... addomesticami", disse.

    "Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto

    tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere

    molte cose".

    "Non si conoscono che le cose che si addomesticano",

    disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per

    conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte.

    Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non

    hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

    "Che cosa bisogna fare?" domandò il piccolo principe.

    "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In

    principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba.

    Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le

    parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai

    sederti un po' più vicino..."

    Il piccolo principe ritornò l'indomani.

    "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la

    volpe.

    "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle

    tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora

    aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro,

    incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo

    della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò

    mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".

    "Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.

    "Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la

    volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni,

    un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i

    miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del

    villaggio. Allora il giovedì e' un giorno meraviglioso! Io mi

    spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un

    giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non

    avrei mai vacanza".

    Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

    E quando l'ora della partenza fu vicina:

    "Ah!" disse la volpe, "... piangerò".

    "La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo

    far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."

    "E' vero", disse la volpe.

    "Ma piangerai!" disse il piccolo principe.

    "E' certo", disse la volpe.

    "Ma allora che ci guadagni?"

    "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".

    Poi soggiunse:

    "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo.

    Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".

    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

    "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete

    ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi

    non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la

    mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.

    Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al

    mondo".

    E le rose erano a disagio.

    "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può

    morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante

    crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e'

    più importante di tutte voi, perché e' lei che ho innaffiata.

    Perché e' lei che ho messa sotto la campana di vetro.

    Perché e' lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei

    ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché e'

    lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche

    volta tacere. Perché e' la mia rosa".

    E ritornò dalla volpe.

    "Addio", disse.

    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto

    semplice:non si vede bene che col cuore. L'essenziale e'

    invisibile agli occhi".

    "L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripeté il piccolo

    principe, per ricordarselo.

    "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la

    tua rosa così importante".

    "E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il

    piccolo principe per ricordarselo.

    "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la

    devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di

    quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua

    rosa..."

    "Io sono responsabile della mia rosa..." ripeté il piccolo

    principe per ricordarselo.

    20 February

    Il valore di sè

    Paolo, con la faccia triste e abbattuta, si ritrovò con la sua amica Carla in un bar per prendere un caffè. Depresso, scaricò su di lei tutte le sue preoccupazioni... e il lavoro... e i soldi... e i rapporti con la sua  ragazza...e la sua vocazione!...Tutto sembrava andar male nella sua vita.

    Carla introdusse la mano nella borsa, prese un biglietto da 50 EURO e  gli disse:

    Vuoi questo biglietto?

    Paolo, un po' confuso, all'inizio le rispose:

    Certo Carla... sono 50 EURO, chi non li vorrebbe?

    Allora Carla prese il biglietto in una mano, lo strinse forte fino a farlo diventare una piccola pallina.

    Mostrando la pallina accartocciata a Paolo, gli chiese un'altra volta:

    E adesso, lo vuoi ancora?

    - Carla, non so cosa intendi con questo, però continuano ad essere 50   EURO.

    Certo che lo prenderò anche così, se me lo dai.

    Carla spiegò il biglietto, lo gettò al suolo e lo stropicciò

    ulteriormente con il piede, riprendendolo quindi sporco e segnato.

    - Continui a volerlo?

    - Ascolta Carla, continuo a non capire dove vuoi arrivare, rimane comunque un biglietto da 50 EURO, e finchè non lo rompi, conserva il suo valore....

    - Paolo, devi sapere che anche se a volte qualcosa non esce come vuoi, anche se la vita ti piega o accartoccia, continui a essere tanto  importante come lo sei stato sempre...

      Quello che devi chiederti è quanto vali in realtà, e non quanto puoi essere abbattuto in un particolare momento.

    Paolo si paralizzò guardando Carla senza dire una parola, mentre l'impatto del messaggio entrava profondamente nella sua testa.

    Carla mise il biglietto spiegazzato di fianco a lui, sul tavolo, e con un sorriso complice disse:

    - Prendilo, ritiralo perchè ti ricordi di questo momento quando ti senti male... però mi devi un biglietto nuovo da 50 EURO per poterlo usare con il prossimo amico che ne abbia bisogno.

    Gli diede un bacio sulla guancia e si allontanò verso la porta.

    Paolo tornò a guardare il biglietto, sorrise, lo guardò e con una nuova energia chiamò il cameriere per pagare il conto...

     Quante volte dubitiamo del nostro valore, di cosa meritiamo veramente  e che possiamo conseguirlo se ce lo promettiamo?

     Certo che non basta con il solo proposito... Si richiede azione ed  esistono molte strade da seguire.

    Ora rifletti bene. Cerca di rispondere a queste domande:

     1 - Nomina le 5 persone piu ricche del mondo.

     2 - Nomina le 5 ultime vincitrici del concorso Miss Universo.

     3 - Nomina 10 vincitori del premio Nobel.

     4 - Nomina i 5 ultimi vincitori del premio Oscar come miglior attore  o  attrice.  

    Come va? Male? Non preoccuparti. Nessuno di noi ricorda i migliori di ieri.

    E gli applausi se ne vanno! E i trofei si impolverano! I vincitori si dimenticano!

    Adesso rispondi a queste altre:

     1 - Nomina 3 professori che ti hanno aiutato nella tua formazione.

     2 - Nomina 3 amici che ti hanno aiutato in tempi difficili.

     3 - Pensa ad alcune persone che ti hanno fatto sentire speciale.

     4 - Nomina 5 persone con cui passi il tuo tempo.

    Come va? Meglio?

    Le persone che segnano la differenza nella tua vita non sono quelle con le migliori credenziali, con molti soldi, o i migliori premi...

    Sono quelle che si preoccupano per te, che si prendono cura di te, quelle che ad ogni modo stanno con te.

    Rifletti un momento. La vita è molto corta! Tu, in che lista sei? Non lo sai?...

    Permettimi di darti un aiuto... 

     Qualche anno fa, alle Paraolimpiadi di Seattle, nove atleti, tutti mentalmente o fisicamente disabili erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri. Allo sparo della pistola, iniziarono la gara, non  tutti correndo,ma con la voglia di arrivare e vincere.

    Mentre correvano, un piccolo ragazzino cadde sull'asfalto, fece un paio di capriole e cominciò a piangere. Gli altri otto sentirono il ragazzino  piangere. Rallentarono e guardarono indietro.

    Si fermarono e tornarono indietro.....ciascuno di loro.

    Una ragazza con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo e a dire:"Adesso stai meglio?"

    Allora, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del  traguardo.

    Tutti nello stadio si alzarono, e gli applausi andarono avanti per parecchi minuti. Persone che erano presenti raccontano ancora la storia.

    Perché? Perché dentro di noi sappiamo che: La cosa importante nella vita va oltre il vincere per se stessi. La cosa importante in questa vita è aiutare gli altri a vincere, anche se comporta rallentare e cambiare la nostra corsa, perchè è importante vincere insieme.

    No agli eccessi

    Mamma, sono uscita con amici.

    Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di

    non bere alcolici.

    Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una

    Sprite.

    Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in

    cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di

    quello che mi dicono alcuni amici.

    Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio é stato giusto.

    Quando la festa é finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in

    condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria.

    Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava...qualcosa di

    inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: "il

    ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco".

    Mamma, la sua voce sembra così lontana...

    Il mio sangue é sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze,

    di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: "questa ragazza non ce la fará"

    Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo

    immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità.

    Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire.

    Perché le persone fanno tutto questo, mamma?

    Sapendo che distruggeranno delle vite?

    Il dolore é come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli

    contemporaneamente. Di a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di a papà di essere forte.

    Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare...

    Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva....

    la mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente

    paura...

    Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata....

    Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui,

    morente.

    Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene

    Per questo..... Ti voglio bene e....addio.

     

    >-->Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente

    all'incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista

    scriveva...scioccato.

    Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di

    ebbrezza.

    potresti perdere l'opportunità, anche se non bevi,di far capire a molte

    persone che la tua stessa vita é in pericolo.

    Questo piccolo gesto può fare la differenza.

    14 February

    Il bambino e i chiodi

    C'era una volta un ragazzo con un bruttissimo carattere.Suo padre gli diede un sakketto di kiodi e gli disse di piantarne uno sul muro del giardino ogni volta ke avesse perso la pazienza e avesse litigato con qualcuno. Il primo giorno ne piantò 37 nel muro. Le settimane successive,imparò a controllarsi,ed il numero di chiodi diminuì giorno dopo giorno:aveva scoperto ke era più facile controllarsi ke piantare chiodi. Infine,arrivò il giorno in cui il ragazzo non piantò nessun chiodo sul muro. Allora andò da suo padre e gli disse ke quel giorno nn aveva piantato nessun chiodo. Suo padre gli disse allora di togliere un chiodo dal muro per ogni giorno in cui non avesse mai perso la pazienza. I giorni passarono e infine il giovane potè dire a suo padre ke aveva levato tutti i chiodi dal muro. Il padre condusse il figlio davanti al muro e gli disse:"Figlio mio, ti sei comportato bene, ma guarda tutti i buchi ke ci sono sul muro. Non sarà mai come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di cattivo, gli lasci una ferita come questa. Puoi  piantare un coltello in un uomo e poi tirarglielo via, ma gli resterà sempre una ferita. Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita resterà. Una ferita verbale fa male tanto quanto una fisica". Gli amici sono dei gioielli rari, ti fanno sorridere e ti incoraggiano. Sono pronti ad ascoltarti quando ne hai bisogno, ti sostengono e ti aprono il loro cuore.