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    03 May

    Ninna Nanna

    Quando ti addormenterai

    con gli occhi chiusi i pugni quasi

     Sognerai quel che vedrai

     i suoi sorrisi rossi e accesi

    Una melodia che sale su

     fin dove sei

     A te che non sei ancora tu

    ma presto lo sarai

    Ora dorme pure lei

    la braccia ai fianchi fresche e stese

     Sogna te che sognerai

     cuscini bianchi come rose

    Ninna nanna che poi scende giù

    fin nei tuoi sogni

     A te che non sarai più solo tu

     perchè sarete voi

    Sarete voi la vostra storia

    Sarete voi due sguardi in aria

     Sarete voi la mia memoria

    Sarete voi il mondo intorno a me

    Pigiami Moine La culla con le apine

    Triciclo Girello Il mondo sembra bello

     Le scarpe che indossi per fare i primi passi

    Il mare Gli abbagli I granchi tra gli scogli

     Cortili Bambine col fiocco e le treccine

     Problema sei meno ma sempre in due per mano

     Regali Natale La neve sotto il sole

     Playstation Ma quando Ti giuro sto studiando

     Ritardi promesse Duecento sms

    Ti chiamo C'hai un casco? Neanche ti conosco

     Chitarre Distorte Dalle finestre aperte

     Ballare Da solo Alzando gli occhi al cielo

     Campeggio Concerto Il primo bacio storto

     Mi guardi Ti amo Domani autogestiamo

    Silenzio Sai cosa? Noi siamo soli in casa

     Poi scosti le tende

    Sei diventato grande

    24 May

    L'esercito invisibile...

    ...La lotta che diventa coscienza
    civile, la ribellione
    che diventa esercizio dei
    diritti acquisiti, la democrazia
    che è partecipazione
    e mai sudditanza...
    18 May

    Palermo 23 GIUGNO 1992

    Chiesa di  San Domenico. Paolo  Borsellino  arriva  alla chiesa  a  piedi  da  Piazza  Magione

    insieme  alla  sorella  Rita, la  scorta  e  i  30.000  ragazzi,  di  tutta  Italia, in  un’imponente

    fiaccolata.  Tra  gli  applausi  scroscianti, che  riempiono  le  navate,  Borsellino  si  avvicina

    al  pulpito,  prende  il  microfono  e  di  colpo  cala  il  silenzio, un silenzio  assoluto.

     

    ‘Giovanni  Falcone  lavorava  con  perfetta  coscienza  che  la  forza  del  male,  la  mafia,  lo

      avrebbe  un  giorno  ucciso.

      Francesca  Morvillo  stava  accanto  al  suo  uomo  con  perfetta  coscienza  che  avrebbe

      condiviso  la  sua  sorte. 

      Gli  uomini  della  scorta  proteggevano  Falcone  con  perfetta  coscienza  che  sarebbero

      stati  partecipi  della  sua  sorte.

      Non  poteva  ignorare,  e  non  ignorava,  Giovanni  Falcone,  l’estremo  pericolo  che correva,

      perché  troppe  vite  di  suoi  compagni  di  lavoro  e  di  suoi  amici  sono  state  stroncate

      sullo  stesso  percorso  che  egli  si  imponeva.

      Perché  non  è  fuggito,  perché  ha  accettato  questa  tremenda  situazione,  perché  non  si  è             

      turbato,  perché  è  stato sempre  pronto  a  rispondere  a  chiunque  della  speranza  che  era

      in  lui?   Per  amore!

      La  sua  vita  è  stata  un  atto d’amore  verso  questa  sua  città,  verso  questa  terra  che  lo  ha

      generato.   Perché  se  l’amore  è  soprattutto  ed  essenzialmente dare,  per  lui,  e  per  coloro

      che  gli  sono stati accanto  in  questa  meravigliosa  avventura,  amare  Palermo  e  la  sua gente

      ha  avuto  e  ha  il  significato  di  dare  a  questa  terra  qualcosa,  tutto  ciò  che  era  ed  è

      possibile  dare  delle  nostre  forze  morali,  intellettuali  e  professionali  per rendere  migliore

      questa  città  e  la  patria  cui  appartiene.

      Qui  Falcone  cominciò  a  lavorare  in  modo  nuovo.  E  non  solo  nelle  tecniche  di  indagine.

      Ma  anche  consapevole  che  il  lavoro  dei  magistrati  e  degli  inquirenti  doveva  porsi  sulla

      stessa  lunghezza  d’onda  del  sentire  di  ognuno.

      La  lotta  alla  mafia (…) non  doveva  essere  soltanto  una  distaccata  opera  di  repressione, 

      ma  un  movimento  culturale  e  morale,  anche religioso,  che  coinvolgesse  tutti,  che  tutti

      abituasse  a  sentire  la  bellezza  del  fresco  profumo  della  libertà  che  si  oppone  al  p u zz o

      del  compromesso  morale,  dell’indifferenza,  della  contiguità,  e  quindi  della  complicità.

      Ricordo  la  felicità  di  Falcone,  quando  in  un  breve  periodo  d’entusiasmo,  conseguente  ai

      dirompenti  successi  originati  dalle  dichiarazioni  di  Buscetta,  mi  disse: la  gente  fa  il  tifo

      per  noi.   E  con  ciò  non  intendeva  riferirsi  soltanto  al  conforto  che  l’appoggio  morale

      della  popolazione    al  lavoro  del  giudice.

      Significava  soprattutto  che  il  nostro  lavoro,  il  suo  lavoro,  stava  anche  sommovendo  le

      coscienze,  rompendo  i  sentimenti  di  accettazione  della  convivenza  con  la  mafia,  che 

      costituiscono  la  sua  vera  forza.

      Questa  stagione  del  <tifo  per  noi>  sembrò  durare  poco,  perché  ben  presto  sopravvennero

      il  fastidio  e  l’insofferenza  per  il  prezzo  che  la  lotta  alla  mafia,  la  lotta  al  male,

      costringeva  la  cittadinanza  a  pagare.

      Insofferenza  alle  scorte,  insofferenza  alle  sirene,  insofferenza  alle  indagini,  insofferenza  a

      una  lotta  d’amore  che  costava  però  a  ciascuno  non  certo  i  terribili  sacrifici  di  Falcone,

      ma  la  rinuncia  a  tanti  piccoli  o  grandi  vantaggi,  a  tante  piccole  o  grandi  comode 

      abitudini,  a  tante  minime  o  consistenti  situazioni  fondate  sull’indifferenza,  sull’omertà  o

      sulla  complicità.  Insofferenza  che  finì  per  provocare  e  ottenere,  purtroppo,  provvedimenti

      legislativi  che,  fondati  su  un’ubriacatura  di  garantismo,  ostacolarono  gravemente  la

      repressione  di  Cosa  nostra  e  fornirono  un  alibi  a  chi,  dolorosamente  o  colposamente,  di

      lotta  alla  mafia  non  ha  mai  voluto  occuparsi.

      In  questa  situazione  Falcone  andò  via  da   Palermo.

      Non  fuggì.   Tentò  di  ricreare  altrove,  da  più  vasta  prospettiva,  le  condizioni  ottimali  per

      il  suo  lavoro.   Per  poter  continuare  a  dare.   Per  poter  continuare  ad  amare.

      Venne  accusato  di  essersi  avvicinato troppo  al  potere  politico.   Menzogna!

      Qualche  mese  di  lavoro  in  un  ministero  non  può  far  dimenticare  il  lavoro  di  dieci  anni.

      E  Falcone  lavorò  incessantemente  per  rientrare  in  magistratura.

      Per  fare  il  magistrato, indipendente  come  lo  era  sempre  stato,  mentre  si  parlava  male  di

      lui,  con  vergogna  di  quelli  che  hanno  malignato  sulla  sua  buona  condotta.

      Muore,  e  tutti  si  accorgono  di  quali  dimensione  ha  questa  perdita.  Anche  che  per  averlo

      denigrato,  ostacolato,  talora  odiato  e  perseguitato  hanno  perso  il  diritto  di  parlare.

      Nessuno  tuttavia  ha  perso  il  diritto, e  anzi  il  dovere  sacrosanto,  di  continuare  questa  lotta.

      Se  egli  è  morto  nella  carne,  è  vivo  nello  spirito,  come  la  fede  ci  insegna;  le  nostre

      coscienze,  se  non  si  sono  svegliate,  devono  svegliarsi!

      La  speranza  è  stata  vivificata  dal  suo  sacrificio,  dal  sacrificio  della  sua  donna,  dal

      Sacrificio  della  sua  scorta.

      Molti  cittadini,  è  vero, ed  è  la  prima  volta,  collaborano  con  la  giustizia  nelle  indagini

      concernenti  la  morte  di  Falcone .

      Il potere  politico  trova,  incredibilmente,  il  coraggio  di  ammettere  i  suoi  sbagli  e  cerca  di     

      correggerli,  almeno  in  parte,  restituendo  ai  magistrati  gli  strumenti  loro  tolti  con  stupidi

      pretesti  accademici.

      Occorre  evitare  che  si  ritorni  di  nuovo  indietro,  occorre  dare  un  senso  alla  morte  di

      Giovanni,  alla  morte  della  dolcissima  Francesca,  alla  morte  dei  valorosi  uomini  della  sua

      scorta.

      Sono  morti  per  tutti  noi,  per  gli  ingiusti,  abbiamo  un  grande  debito  verso  di  loro  e

      dobbiamo  pagarlo  gioiosamente,  continuando  la  loro  opera;   facendo  il  nostro  dovere,

      rispettando  le  leggi,  anche  quelle  che  ci  impongono  sacrifici,  rifiutando  di  trarre  dal

      sistema  mafioso  i  benefici  che  potremmo  trarre ( anche  gli  aiuti,  le  raccomandazioni,

      i  posti  di  lavoro);  collaborando  con  la  giustizia,  testimoniando  i  valori  in  cui  crediamo,

      in  cui  dobbiamo  credere,  anche  dentro  le  aule  di  giustizia:  troncando  immediatamente

      ogni  legame  di  interesse,  anche  quelli  che  ci  sembrano  più  innocui,  con  qualsiasi

      persona  portatrice  di  interessi  mafiosi,  grossi  o  piccoli;  accettando  in  pieno  questa 

      gravosa  e  bellissima  eredità  di  spirito.

      Dimostrando  a  noi  stessi  e  al  mondo  che  Falcone  è  vivo.          

    06 May

    Impossibile

    IMPOSSIBILE E’ SOLO UNA PAROLA PRONUNCIATA DA PICCOLI UOMINI CHE TROVANO PIU’ FACILE VIVERE NEL MONDO CHE GLI E’ STATO DATO, PIUTTOSTO CHE CERCARE DI CAMBIARLO. IMPOSSIBILE NON E’ UN DATO DI FATTO, E’ UN’OPINIONE. IMPOSSIBILE NON E’ UNA REGOLA, E’ UNA SFIDA. IMPOSSIBILE NON E’ UGUALE PER TUTTI. IMPOSSIBILE NON E’ PER SEMPRE.

    15 April

    Tibet libero

    Se gli Stati Uniti avessero invaso il Messico. Se la Francia avesse occupato l'Algeria. Se l'Australia avesse dichiarato guerra alla Papua Nuova Guinea. Se il Giappone avesse annesso la Manciuria. Se l'Italia tornasse di nuovo in Libia con le cannoniere.Se tutto questo fosse successo nell'anno delle Olimpiadi negli Stati Uniti, in Francia, in Australia, in Giappone, in Italia. Le Olimpiadi si sarebbero tenute lo stesso in questi Paesi? In nome di cosa? Del WTO? Della globalizzazione? Del consumismo?
    Il Governo italiano ha calato i pantaloni alla marinara di D'Alema (nessuno pensava che avrebbe fatto diversamente).
    L'umanità ha un debito enorme nei confronti del Tibet, della sua cultura, dei suoi abitanti. Lo ha lasciato solo per quasi sessant'anni in nome della realpolitik. Un comportamento semplice da capire. Se sei grosso puoi invadere, distruggere, sterminare. Se sei piccolo e hai il petrolio, allora sono c...i tuoi. Cecenia docet. Iraq ridocet.
    Il blog lancia oggi una petizione al segretario dell'Onu per un Tibet libero.
    Inviate il messaggio:
    "Free Tibet. Stop to the China Olympic Games"
    al segretario delle Nazioni Unite e diffondete l'iniziativa.
    CRIMOR
    24 March

    Robert Kennedy e il PIL

    Quarant’anni fa, Robert Kennedy tenne un discorso sulla reale ricchezza delle Nazioni e sul PIL. Tre mesi dopo fu assassinato.
    Cos’è il PIL, il Prodotto Interno Lordo? Il misuratore della crescita della società? La trasformazione in denaro, un concetto astratto, della nostra salute, del nostro tempo, dell’ambiente? Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità. Il tempo, la Terra, la vita, la famiglia (gli unici importanti) sono concetti troppo semplici per il PIL. Un mostro che divora il mondo. Lo mangia e lo accumula. Lo digerisce e lo trasforma in nulla. L’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo. I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra.

    “Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato
    quando l'ultimo albero sarà abbattuto
    quando l'ultimo animale sarà ucciso
    solo allora capirete che il denaro non si mangia."
    Profezia Creek.

    Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas:
    "Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
    Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
    Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
    Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
    Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
    Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
    Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."
    21 March

    Il non voto utile

    Vocabolario Garzanti:
    Voto [vó-to]:
    1. espressione della volontà, quando si deve eleggere qualcuno o si deve decidere qualcosa collettivamente.
    Utile [ù-ti-le]:
    1. che può essere usato, che può appagare un bisogno
    2. che apporta un vantaggio, un profitto; che è di giovamento efficace.
    Il voto del 13 aprile non è contemplato dal vocabolario, non possiamo infatti eleggere qualcuno, ma solo fare una croce su un simbolo di un partito. Anche la decisione collettiva è esclusa dalle elezioni politiche. Non è infatti un referendum e neppure una proposta di legge popolare.
    Per un utilizzo aggiornato della parola “voto” va quindi introdotto un nuovo significato:
    1. manifestazione di carattere rituale con cui i cittadini ratificano le scelte dei partiti.
    Passiamo all’aggettivo “utile”. Qui andiamo senz’altro meglio.
    L’aggettivo “utile” insieme alla parola “voto” risignificata è perfetto: “voto utile”.
    Il voto utile può “essere usato, può appagare un bisogno”. E’ facile dimostrarlo. Sottrae ai processi i condannati, riabilita i pregiudicati, sistema le mogli, stimola le amanti e piazza i figli di. Il voto utile “apporta un vantaggio, un profitto ed è di giovamento efficace”. Il ritorno economico è indubbio 25.000 euro al mese, la pensione dopo due anni e mezzo, le auto blu e, solo per i trasgressivi, coca e puttane e gli elicotteri dell’Aeronautica Militare.
    La campagna per il voto utile è senza confini. Morfeo Napolitano lo ha ricordato in suo raro momento di veglia dal lontano Cile. Ha difeso i partiti, espressione della democrazia, e attaccato i facili populismi. Poi ha ripreso a dormire.
    Lo psiconano e Topo Gigio sono da sempre in prima fila per il voto utile. Se li voti sei utile, altrimenti no. Testa d’Asfalto senza il vostro voto non avrebbe più Rete 4, i suoi amici pregiudicati, i conflitti di interessi. Il sindaco de Roma sarebbe costretto a andare in Ruanda o in Madagascar a scrivere libri e a salvare l’umanità in pericolo. Fatelo per loro. Fatelo per voi. Mandateli a fanculo il 13 aprile con un “non voto utile” alle elezioni politiche.
    [nón] [vó-to] [ù-ti-le]:
    1. riconquista dello Stato da parte dei cittadini
    2. delegittimazione del parassitismo dei partiti.
    V-day 25 aprile. Informazione libera in libero Stato.
    10 March

    Lettera finanziara, Roma 15.12.2011

    "Lo stato d'assedio proclamato questa notte dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha esasperato la popolazione logorata dalla gravissima crisi economica. Durante la notte la gente si è riversata nelle piazze delle principali città del Paese, ignorando le misure prese dalle autorità e chiedendo le dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. La richiesta è stata esaudita. Questa mattina il ministro si è dimesso, e subito dopo è caduto il governo Berlusconi. Napolitano ha convocato i presidenti delle Camere Fini e D'Alema e i capi dei gruppi parlamentari. Proseguono gli scontri in tutto il Paese e i morti sono già trentadue. Le garanzie costituzionali sono state sospese.
    Il Paese è sull'orlo della bancarotta dopo l’ultimatum della Comunità Europea: per arrestare l’indebitamento dello Stato occorrerebbero almeno 350 miliardi di euro.
    Il rallentamento dell'economia, dopo l’inizio della recessione americana nel 2008, ha reso sempre più difficile invertire la tendenza all'indebitamento pubblico. Dopo tre anni di recessione, a partire dal giugno di quest'anno, si sono chiuse tutte le fonti di finanziamento internazionale che avevano reso possibile la sopravvivenza di un modello nel quale il deficit cronico veniva costantemente coperto da una nuova emissione di titoli pubblici. A metà agosto il Parlamento ha approvato la cosiddetta "legge del deficit zero", ideata da Giulio Tremonti, che si è ispirato all’ex ministro dell’economia argentino Domingo Cavallo, come ultima risorsa per recuperare la fiducia dei mercati internazionali.
    La legge prevede che lo Stato contenga le spese entro i limiti imposti dal prelievo fiscale. Se il denaro non è sufficiente, ai creditori del debito pubblico è data priorità rispetto alle retribuzioni dei dipendenti pubblici e alle pensioni. In applicazione della nuova legge, le retribuzioni e le pensioni sono state così ridotte del 30% a partire da agosto.
    Con la legge del "deficit zero", il viceministro dell'Economia Lamberto Dini è andato a Bruxelles per contrattare una soluzione ed evitare la bancarotta. Dopo un difficile negoziato, è stato concesso un prestito di 40 miliardi di euro in modo che il governo italiano possa porre mano alla ristrutturazione di un debito pubblico pari a ben 2.000 miliardi di euro (stima fine dicembre 2011). L'accordo prevede anche una riforma del lavoro, legge “La Russa”, che supera la legge 30 e mira a "flessibilizzare" le condizioni di lavoro, e dovrà basarsi con "contratti temporanei con un livello di retribuzioni più basso di quello attuale".
    Il versante internazionale relativo alla conversione dei buoni del Tesoro è più complesso. I creditori esteri hanno minacciato di citare in giudizio l’Italia se il governo non dovesse rispettare i patti convenuti.
    La notizia che la Comunità Europea non intende finanziare l'ultima tranche dei fondi concessi ad agosto ha raffreddato ogni entusiasmo. Il motivo addotto è che il governo non ha rispettato i patti convenuti. Alcuni osservatori ritengono che la decisione sia dettata dalla volontà di prendere le distanze da un paese sull'orlo del precipizio.
    È la prima volta dal dopoguerra che si assiste a una contrazione in Italia del prodotto interno lordo per il terzo anno consecutivo. La crisi attuale si sviluppa nel contesto di una forte rilancio delle principali economie mondiali.
    La riduzione delle disponibilità finanziarie pubbliche ha trascinato verso il basso anche le disponibilità finanziarie private, mentre la riduzione dei consumi ha aggravato la recessione. Il circolo vizioso si è completato dalla riduzione del prelievo fiscale e con il congelamento dei conti correnti e il blocco dell’erogazione degli interessi sui titoli di Stato."

    05 March

    Quando un operaio muore

    Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano.
    Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge.
    Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp.
    Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”.
    Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione.
    Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”.
    Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”.
    Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini.
    Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte.
    Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada.
    Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore.
    Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata.
    Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario.
    Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre.
    Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere.
    Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti.
    Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria.
    Quando un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra.
    Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.
    04 March

    Sempre gli stessi pagliacci...

    Cari ragazzi...care ragazze...cari ultimi...caduto il governo Prodi ecco che si ripresenta a noi l'oppurtunità di andare a rivotare. Uno crede di poter cambiare qualcosa...Ma avete visto??? I candidati sono sempre gli stessi da 50 anni...nn è possibile...!!!
    Come si può cambiare la situazione di un'Italia in netta crisi economica,psicologica e morale??? Non certo votando Berlusconi o Veltroni...
    Certo possiamo protestare. Come??? Non andando a votare...Io ho già da tempo bruciato la mia tessera elettorale perchè mi sono rotto le palle di partecipare alla Mafia di questi signori in giacca e cravatta...
    Basta!!! La devono smettere di prenderci per il culo...
    Mi raccomando...non fate come le pecore che seguono la massa...
    Lasciateli marcire nella loro IGNORANZA...
    Non andate a votare...CRIMOR
    20 February

    Ultimo

    “…ALLA RAFFINATEZZA DELL’INTRIGO MAFIOSO DOBBIAMO CONTINUARE AD OPPORRE LA PUREZZA, LA SEMPLICITA E L’ONESTA’, COME CI HANNO INSEGNATO I VECCHI SOLDATI DELL’ARMA”

    Mafie...consenso negato

    Molto spesso ci si sente immuni al problema “mafia”,finchè non ci troviamo a doverne affrontare la prepotenza. Ce ne accorgiamo al momento di aprire un’attività,quando “qualcuno” bussa alla tua porta chiedendo un “contributo” per lasciarti lavorare, poi il contributo diventerà un quarto,metà,tre quarti del guadagno dell’attività e sarai costretto o a scendere a compromessi o a chiudere ed andare via.Tutto normale,preventivato,anche se completamente assurdo.Tutto  consumato in silenzio.Come quando ammazzano qualcuno a te caro e sai chi è stato,ma quel nome è troppo pesante da dire,così come diventa troppo rischioso chiedere che sia fatta giustizia,perché certi nomi sono impronunciabili.E allora si ingoiano bocconi amari e si continua la solita vita.Oppure può succedere che un giorno un ragazzo si senta umiliare dai compagni perché non ha la maglia firmata e non l’avrà mai perché in famiglia si fanno i salti mortali per arrivare a fine mese e allora,per dare una mano,per sentirsi qualcuno e farsi rispettare eccolo rivolgersi al “capetto” di turno,eccolo ipotecare la sua vita,vendere la sua dignità per diventare “qualcuno”.Che importa se poi rischia di finire in carcere per spaccio o per aver ucciso un uomo?Che importa se avrà buttato nel fango la sua coscienza? Perché,sia chiaro,alla fine chi ci rimette è la povera gente,non “lorsignori”.No,quelli guardano dall’alto delle loro ville al Nord,sicuri e al calduccio! Cè chi paga per loro.Nel Sud è rimasta solo la spietata manovalanza,quella che si occupa di tenere sotto controllo il territorio e soggiogare,sostituendosi allo Stato,i cittadini.E’ quella a cui ci si rivolge per comprare i propri diritti,quella che alimentiamo con l’ignoranza e la paura. Le mafie non sono solo un problema del Sud,ma sono il cancro dell’Italia intera e,finchè si continuerà a fare il loro gioco ignorando e girandosi dall’altra parte,non potremo mai estirpare questa malattia. CRIMOR
    19 February

    Tutto quello che non sai è vero

    Ci vuole un salto, una illuminazione per vedere la luce, per sapere la verità. La nostra mente è rinchiusa in confini angusti. La stampa e la televisione ne sono i guardiani. La nostra onestà ci impedisce di capire. Una persona onesta crede che anche gli altri si comportino nello stesso modo. Più o meno. Ci sono cose che si rifiuta di pensare. La reazione alla verità è lo stupore. La tipica frase di circostanza è: “Non è possibile”. La verità non si può sapere con i cinque sensi. Va cercata in modo trascendente. Bisogna sorprenderla, immaginarla, crearla con il pensiero. Qualunque sia il risultato sarà più reale della realtà preconfezionata nella quale crediamo di vivere.
    Esistono delle tecniche grillozen per arrivare alla illuminazione:
    1. Rovesciare l’informazione nel suo opposto (esempio: gli inceneritori non hanno effetti sulla salute = gli inceneritori causano tumori)
    2. Immedesimarsi nei mentitori di professione partendo dai casi più semplici per arrivare ai più complessi. (esempio: ascoltare 100 volte il discorso di Mastella in Parlamento in difesa della moglie Sandra agli arresti domiciliari). NB: La tecnica comporta dei rischi: iniziare subito con lo psiconano può essere fatale.
    3. Leggere un programma elettorale a caso ad alta voce senza sghignazzare davanti allo specchio alla luce di una candela. (esempio: il contratto con gli italiani o i 208 punti dell’Ulivo)
    4. Pensare sempre per il peggio. Chi pensa peggio non teme sorprese. Può vivere tranquillo. Che altro gli può capitare?
    (esempio: lo Stato farà bancarotta. I titoli di Stato saranno congelati. L’Italia uscirà dall’euro e i nostri capitali saranno polverizzati)
    5. Chiedere a degli amici di immobilizzarci davanti alla televisione con gli occhi aperti da pinzetta come nel film: “Arancia Meccanica”. (esempio: selezionare i programmi di informazione con Ferrara, Riotta, Fede, Feltri, Mazza, Vespa, Mentana)
    6. Leggere la propria busta paga e confrontarla con quella di qualche anno fa.
    18 February

    La sfida

    La sfida impossibile che invece è possibile,  la nostra sfida alla mafia ed all' indifferenza che la sostiene.

    RECUPERIAMO LA NOSTRA LIBERTA', RIVENDICHIAMO LA NOSTRA LIBERTA' OFFESA. COSTRUIAMO UNA LOTTA DI POPOLO, UNA RESISTENZA POPOLARE ATTORNO AI POCHI SIMBOLI CHE CI RIMANGONO PER COSTRUIRE DOVE MOLTI DISTRUGGONO, PER REAGIRE DOVE MOLTI ACCONSENTONO, PER RESPIRARE DOVE MOLTI SOFFOCANO.

    E' UN GRIDO, DI CONSAPEVOLEZZA E DI DOLORE,  SPESSO DI MOLTE AMAREZZE,  CHE SONO SOLTANTO L' ANNUNCIO DELLE VITTORIE FUTURE.

    CONTRO LA MAFIA, CONTRO QUEI "RITUALISTI TRADITORI DEI LORO STESSI RITI   - COME HA "GRIDATO" IN AULA  UN VALOROSO  MAGISTRATO -", CHE UCCIDONO I SOGNI E LE SPERANZE DEI LORO FIGLI, DEL NOSTRO FUTURO.

    NON VOGLIAMO  EROI, E NON VOGLIAMO COMPLICI, MA SIAMO STRETTI ACCANTO AI NOSTRI EROI CONOSCIUTI  E  SCONOSCIUTI CHE OGNI GIORNO COMBATTONO, VINCONO E PERDONO  BATTAGLIE AMARE CHE SANNO DI QUOTIDIANITA', DI SOPRUSO E DI ABUSO E CHE RIESCONO A  CONSERVARE  INTATTA OGNI VOLTA LA LORO  DIGNITA', LA LORO  UMANITA', LA LORO   DOLCEZZA, LA NOSTRA LIBERTA'.   Crimor

    Pagliacci

    " ... Da piccolo, quando andavo al circo, ridevo tantissimo  guardando i pagliacci e le loro pagliacciate. Oggi , senza  andare  al circo, vedo  tanti  pagliacci e le  loro pagliacciate .....". CRIMOR
    16 February

    Due parole

    Non siamo violenti, anche se conosciamo la violenza del  vostro denaro, quello che usate per comprare ogni cosa.

    Noi non amiamo la proprietà privata se non in quanto svolge una funzione sociale, e vediamo la pura avidità con cui accumulate e recintate case e palazzi e città.

    Non siamo razzisti, e vediamo le vostre distinzioni tra bianchi e neri, ricchi e poveri, regolari ed irregolari, sudditi e clandestini.

    Noi non vi combattiamo con la violenza che legittima la vostra reazione,

    noi non vi combattiamo con la superficialità e l' opportunismo che legittimano il vostro nepotismo.

    Noi cerchiamo di costruire ogni giorno, nelle piccole cose quotidiane, un mondo che si allontana dalla vostra prigione, dove gli esseri umani nella loro semplicità sono autentici,

    dove l' uguaglianza significa uguaglianza, dove la solidarietà significa solidarietà, dove la dignità significa dignità.

    Queste parole sono un sentiero luminoso su cui cammina la gente piccola, quella che vive ai margini del vostro mercato.

    Ci perdonerete se non amiamo la vostra violenza, ci perdonerete se non amiamo i vostri soldi, la vostra arroganza, la vostra competizione truccata.

    Non siamo eroi, non siamo niente, il fatto è che semplicemente il vostro mondo vuoto ci fa schifo.

     

    Con molto disprezzo,

     

    gli ultimi

    L'esercito invisibile

    IL NOSTRO ESERCITO INVINCIBILE, 

    I NOSTRI SPLENDIDI EROI DI TUTTI I GIORNI, I NOSTRI GUERRIERI COLORATI CHE OGNI  MATTINA VESTITI DI MILLE COLORI OCCUPANO LE AULE, LE STRADE, LE PERIFERIE, I CORTILI DI QUESTA NOSTRA  ITALIA,

     

    I NOSTRI FIGLI E I NOSTRI FRATELLI, CHE SONO I NOSTRI SOGNI DI SEMPRE,  SEMPRE UGUALI E SEMPRE DIVERSI.

    LE NOSTRE PAURE E LE NOSTRE SPERANZE,

    I NOSTRI MILLE DUBBI E LE NOSTRE CERTEZZE.

     

    COME LE GOCCE DELLA PIOGGIA DANZIAMO SULLA VOSTRA ARROGANZA E DIVENTIAMO FIUMI DI GIUSTIZIA, TORRENTI IMPETUOSI DI RIVOLTA AI VOSTRI CRIMINI,  ALLA VOSTRA INDIFFERENZA COMPLICE, ALLA VOSTRA AMBIGUITA' CONSAPEVOLE. 

     

    NOI SIAMO I VOSTRI FIGLI, I VOSTRI FRATELLI,  I VOSTRI MIGLIORI AMICI, E SIAMO UNA MOLTITUDINE,  UN' ECO SENZA FINE DI SUSSURRI E DI SGUARDI CHE NON FINISCONO.

     

    NON FINISCONO NELLA POLVERE DELLE MACERIE,

    NON FINISCONO NEL DOLORE DELLA TORTURA, 

    NON FINISCONO NELLA VIOLENZA DEL RICATTO, 

    NON FINISCONO NELLA VILTA' DI CHI ABUSA.

     

    ED E' UN ESERCITO INVINCIBILE, PERCHE' SIAMO I VOSTRI SOGNI PERDUTI, LA VOSTRA UMANITA' SVENDUTA, LA VOSTRA DOLCEZZA RIMOSSA, LA DIGNITA' CHE AVETE TRADITO.

    14 February

    Certificato d'abbraccio

    Se potessi prendere un arcobaleno,

    lo farei proprio per Te;

    e condividerei con te la sua bellezza,

    nei giorni in cui tu fossi malinconico.

    Se potessi costruire una montagna,

    potresti considerarla di tua proprietà;

    un posto dove trovare serenità,

    un posto dove stare da soli.

    Se potessi prendere i tuoi problemi,

    li lancierei nel mare...

    ...ma sto trovando che tutte queste cose

    sono impossibili per me.

    Non posso costruire una montagna,

    o prendere un arcobaleno luminoso,

    ma lasciami essere ciò che so essere di più:

    UN AMICO SEMPRE PRESENTE!!!