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03 May Ninna NannaQuando ti addormenterai con gli occhi chiusi i pugni quasi Sognerai quel che vedrai i suoi sorrisi rossi e accesi Una melodia che sale su fin dove sei A te che non sei ancora tu ma presto lo sarai Ora dorme pure lei la braccia ai fianchi fresche e stese Sogna te che sognerai cuscini bianchi come rose Ninna nanna che poi scende giù fin nei tuoi sogni A te che non sarai più solo tu perchè sarete voi Sarete voi la vostra storia Sarete voi due sguardi in aria Sarete voi la mia memoria Sarete voi il mondo intorno a me Pigiami Moine La culla con le apine Triciclo Girello Il mondo sembra bello Le scarpe che indossi per fare i primi passi Il mare Gli abbagli I granchi tra gli scogli Cortili Bambine col fiocco e le treccine Problema sei meno ma sempre in due per mano Regali Natale La neve sotto il sole Playstation Ma quando Ti giuro sto studiando Ritardi promesse Duecento sms Ti chiamo C'hai un casco? Neanche ti conosco Chitarre Distorte Dalle finestre aperte Ballare Da solo Alzando gli occhi al cielo Campeggio Concerto Il primo bacio storto Mi guardi Ti amo Domani autogestiamo Silenzio Sai cosa? Noi siamo soli in casa Poi scosti le tende Sei diventato grande 24 May L'esercito invisibile... ...La lotta che diventa coscienza civile, la ribellione che diventa esercizio dei diritti acquisiti, la democrazia che è partecipazione e mai sudditanza... 18 May Palermo 23 GIUGNO 1992Chiesa di San Domenico. Paolo Borsellino arriva alla chiesa a piedi da Piazza Magione insieme alla sorella Rita, la scorta e i 30.000 ragazzi, di tutta Italia, in un’imponente fiaccolata. Tra gli applausi scroscianti, che riempiono le navate, Borsellino si avvicina al pulpito, prende il microfono e di colpo cala il silenzio, un silenzio assoluto.
‘Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. Francesca Morvillo stava accanto al suo uomo con perfetta coscienza che avrebbe condiviso la sua sorte. Gli uomini della scorta proteggevano Falcone con perfetta coscienza che sarebbero stati partecipi della sua sorte. Non poteva ignorare, e non ignorava, Giovanni Falcone, l’estremo pericolo che correva, perché troppe vite di suoi compagni di lavoro e di suoi amici sono state stroncate sullo stesso percorso che egli si imponeva. Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché non si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto d’amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, e per coloro che gli sono stati accanto in questa meravigliosa avventura, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era ed è possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria cui appartiene. Qui Falcone cominciò a lavorare in modo nuovo. E non solo nelle tecniche di indagine. Ma anche consapevole che il lavoro dei magistrati e degli inquirenti doveva porsi sulla stessa lunghezza d’onda del sentire di ognuno. La lotta alla mafia (…) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al p u zz o del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone, quando in un breve periodo d’entusiasmo, conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta, mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice. Significava soprattutto che il nostro lavoro, il suo lavoro, stava anche sommovendo le coscienze, rompendo i sentimenti di accettazione della convivenza con la mafia, che costituiscono la sua vera forza. Questa stagione del <tifo per noi> sembrò durare poco, perché ben presto sopravvennero il fastidio e l’insofferenza per il prezzo che la lotta alla mafia, la lotta al male, costringeva la cittadinanza a pagare. Insofferenza alle scorte, insofferenza alle sirene, insofferenza alle indagini, insofferenza a una lotta d’amore che costava però a ciascuno non certo i terribili sacrifici di Falcone, ma la rinuncia a tanti piccoli o grandi vantaggi, a tante piccole o grandi comode abitudini, a tante minime o consistenti situazioni fondate sull’indifferenza, sull’omertà o sulla complicità. Insofferenza che finì per provocare e ottenere, purtroppo, provvedimenti legislativi che, fondati su un’ubriacatura di garantismo, ostacolarono gravemente la repressione di Cosa nostra e fornirono un alibi a chi, dolorosamente o colposamente, di lotta alla mafia non ha mai voluto occuparsi. In questa situazione Falcone andò via da Palermo. Non fuggì. Tentò di ricreare altrove, da più vasta prospettiva, le condizioni ottimali per il suo lavoro. Per poter continuare a dare. Per poter continuare ad amare. Venne accusato di essersi avvicinato troppo al potere politico. Menzogna! Qualche mese di lavoro in un ministero non può far dimenticare il lavoro di dieci anni. E Falcone lavorò incessantemente per rientrare in magistratura. Per fare il magistrato, indipendente come lo era sempre stato, mentre si parlava male di lui, con vergogna di quelli che hanno malignato sulla sua buona condotta. Muore, e tutti si accorgono di quali dimensione ha questa perdita. Anche che per averlo denigrato, ostacolato, talora odiato e perseguitato hanno perso il diritto di parlare. Nessuno tuttavia ha perso il diritto, e anzi il dovere sacrosanto, di continuare questa lotta. Se egli è morto nella carne, è vivo nello spirito, come la fede ci insegna; le nostre coscienze, se non si sono svegliate, devono svegliarsi! La speranza è stata vivificata dal suo sacrificio, dal sacrificio della sua donna, dal Sacrificio della sua scorta. Molti cittadini, è vero, ed è la prima volta, collaborano con la giustizia nelle indagini concernenti la morte di Falcone . Il potere politico trova, incredibilmente, il coraggio di ammettere i suoi sbagli e cerca di correggerli, almeno in parte, restituendo ai magistrati gli strumenti loro tolti con stupidi pretesti accademici. Occorre evitare che si ritorni di nuovo indietro, occorre dare un senso alla morte di Giovanni, alla morte della dolcissima Francesca, alla morte dei valorosi uomini della sua scorta. Sono morti per tutti noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera; facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici, rifiutando di trarre dal sistema mafioso i benefici che potremmo trarre ( anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro); collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere, anche dentro le aule di giustizia: troncando immediatamente ogni legame di interesse, anche quelli che ci sembrano più innocui, con qualsiasi persona portatrice di interessi mafiosi, grossi o piccoli; accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito. Dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo. 06 May ImpossibileIMPOSSIBILE E’ SOLO UNA PAROLA PRONUNCIATA DA PICCOLI UOMINI CHE TROVANO PIU’ FACILE VIVERE NEL MONDO CHE GLI E’ STATO DATO, PIUTTOSTO CHE CERCARE DI CAMBIARLO. IMPOSSIBILE NON E’ UN DATO DI FATTO, E’ UN’OPINIONE. IMPOSSIBILE NON E’ UNA REGOLA, E’ UNA SFIDA. IMPOSSIBILE NON E’ UGUALE PER TUTTI. IMPOSSIBILE NON E’ PER SEMPRE. 15 April Tibet liberoSe gli Stati Uniti avessero invaso il Messico. Se la Francia avesse
occupato l'Algeria. Se l'Australia avesse dichiarato guerra alla Papua
Nuova Guinea. Se il Giappone avesse annesso la Manciuria. Se l'Italia
tornasse di nuovo in Libia con le cannoniere.Se tutto questo fosse
successo nell'anno delle Olimpiadi negli Stati Uniti, in Francia, in
Australia, in Giappone, in Italia. Le Olimpiadi si sarebbero tenute lo
stesso in questi Paesi? In nome di cosa? Del WTO? Della
globalizzazione? Del consumismo? Il Governo italiano ha calato i pantaloni alla marinara di D'Alema (nessuno pensava che avrebbe fatto diversamente). L'umanità ha un debito enorme nei confronti del Tibet, della sua cultura, dei suoi abitanti. Lo ha lasciato solo per quasi sessant'anni in nome della realpolitik. Un comportamento semplice da capire. Se sei grosso puoi invadere, distruggere, sterminare. Se sei piccolo e hai il petrolio, allora sono c...i tuoi. Cecenia docet. Iraq ridocet. Il blog lancia oggi una petizione al segretario dell'Onu per un Tibet libero. Inviate il messaggio: "Free Tibet. Stop to the China Olympic Games" al segretario delle Nazioni Unite e diffondete l'iniziativa. CRIMOR 24 March Robert Kennedy e il PIL Quarant’anni fa, Robert Kennedy tenne un discorso sulla reale ricchezza delle Nazioni e sul PIL. Tre mesi dopo fu assassinato. Cos’è il PIL, il Prodotto Interno Lordo? Il misuratore della crescita della società? La trasformazione in denaro, un concetto astratto, della nostra salute, del nostro tempo, dell’ambiente? Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità. Il tempo, la Terra, la vita, la famiglia (gli unici importanti) sono concetti troppo semplici per il PIL. Un mostro che divora il mondo. Lo mangia e lo accumula. Lo digerisce e lo trasforma in nulla. L’equazione PIL = ricchezza è un incantesimo. I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra. “Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato quando l'ultimo albero sarà abbattuto quando l'ultimo animale sarà ucciso solo allora capirete che il denaro non si mangia." Profezia Creek. Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas: "Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani." 21 March Il non voto utileVocabolario Garzanti: Voto [vó-to]: 1. espressione della volontà, quando si deve eleggere qualcuno o si deve decidere qualcosa collettivamente. Utile [ù-ti-le]: 1. che può essere usato, che può appagare un bisogno 2. che apporta un vantaggio, un profitto; che è di giovamento efficace. Il voto del 13 aprile non è contemplato dal vocabolario, non possiamo infatti eleggere qualcuno, ma solo fare una croce su un simbolo di un partito. Anche la decisione collettiva è esclusa dalle elezioni politiche. Non è infatti un referendum e neppure una proposta di legge popolare. Per un utilizzo aggiornato della parola “voto” va quindi introdotto un nuovo significato: 1. manifestazione di carattere rituale con cui i cittadini ratificano le scelte dei partiti. Passiamo all’aggettivo “utile”. Qui andiamo senz’altro meglio. L’aggettivo “utile” insieme alla parola “voto” risignificata è perfetto: “voto utile”. Il voto utile può “essere usato, può appagare un bisogno”. E’ facile dimostrarlo. Sottrae ai processi i condannati, riabilita i pregiudicati, sistema le mogli, stimola le amanti e piazza i figli di. Il voto utile “apporta un vantaggio, un profitto ed è di giovamento efficace”. Il ritorno economico è indubbio 25.000 euro al mese, la pensione dopo due anni e mezzo, le auto blu e, solo per i trasgressivi, coca e puttane e gli elicotteri dell’Aeronautica Militare. La campagna per il voto utile è senza confini. Morfeo Napolitano lo ha ricordato in suo raro momento di veglia dal lontano Cile. Ha difeso i partiti, espressione della democrazia, e attaccato i facili populismi. Poi ha ripreso a dormire. Lo psiconano e Topo Gigio sono da sempre in prima fila per il voto utile. Se li voti sei utile, altrimenti no. Testa d’Asfalto senza il vostro voto non avrebbe più Rete 4, i suoi amici pregiudicati, i conflitti di interessi. Il sindaco de Roma sarebbe costretto a andare in Ruanda o in Madagascar a scrivere libri e a salvare l’umanità in pericolo. Fatelo per loro. Fatelo per voi. Mandateli a fanculo il 13 aprile con un “non voto utile” alle elezioni politiche. [nón] [vó-to] [ù-ti-le]: 1. riconquista dello Stato da parte dei cittadini 2. delegittimazione del parassitismo dei partiti. V-day 25 aprile. Informazione libera in libero Stato. 10 March Lettera finanziara, Roma 15.12.2011"Lo stato d'assedio proclamato questa notte dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha esasperato la popolazione logorata dalla gravissima crisi economica. Durante la notte la gente si è riversata nelle piazze delle principali città del Paese, ignorando le misure prese dalle autorità e chiedendo le dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. La richiesta è stata esaudita. Questa mattina il ministro si è dimesso, e subito dopo è caduto il governo Berlusconi. Napolitano ha convocato i presidenti delle Camere Fini e D'Alema e i capi dei gruppi parlamentari. Proseguono gli scontri in tutto il Paese e i morti sono già trentadue. Le garanzie costituzionali sono state sospese. Il Paese è sull'orlo della bancarotta dopo l’ultimatum della Comunità Europea: per arrestare l’indebitamento dello Stato occorrerebbero almeno 350 miliardi di euro. Il rallentamento dell'economia, dopo l’inizio della recessione americana nel 2008, ha reso sempre più difficile invertire la tendenza all'indebitamento pubblico. Dopo tre anni di recessione, a partire dal giugno di quest'anno, si sono chiuse tutte le fonti di finanziamento internazionale che avevano reso possibile la sopravvivenza di un modello nel quale il deficit cronico veniva costantemente coperto da una nuova emissione di titoli pubblici. A metà agosto il Parlamento ha approvato la cosiddetta "legge del deficit zero", ideata da Giulio Tremonti, che si è ispirato all’ex ministro dell’economia argentino Domingo Cavallo, come ultima risorsa per recuperare la fiducia dei mercati internazionali. La legge prevede che lo Stato contenga le spese entro i limiti imposti dal prelievo fiscale. Se il denaro non è sufficiente, ai creditori del debito pubblico è data priorità rispetto alle retribuzioni dei dipendenti pubblici e alle pensioni. In applicazione della nuova legge, le retribuzioni e le pensioni sono state così ridotte del 30% a partire da agosto. Con la legge del "deficit zero", il viceministro dell'Economia Lamberto Dini è andato a Bruxelles per contrattare una soluzione ed evitare la bancarotta. Dopo un difficile negoziato, è stato concesso un prestito di 40 miliardi di euro in modo che il governo italiano possa porre mano alla ristrutturazione di un debito pubblico pari a ben 2.000 miliardi di euro (stima fine dicembre 2011). L'accordo prevede anche una riforma del lavoro, legge “La Russa”, che supera la legge 30 e mira a "flessibilizzare" le condizioni di lavoro, e dovrà basarsi con "contratti temporanei con un livello di retribuzioni più basso di quello attuale". Il versante internazionale relativo alla conversione dei buoni del Tesoro è più complesso. I creditori esteri hanno minacciato di citare in giudizio l’Italia se il governo non dovesse rispettare i patti convenuti. La notizia che la Comunità Europea non intende finanziare l'ultima tranche dei fondi concessi ad agosto ha raffreddato ogni entusiasmo. Il motivo addotto è che il governo non ha rispettato i patti convenuti. Alcuni osservatori ritengono che la decisione sia dettata dalla volontà di prendere le distanze da un paese sull'orlo del precipizio. È la prima volta dal dopoguerra che si assiste a una contrazione in Italia del prodotto interno lordo per il terzo anno consecutivo. La crisi attuale si sviluppa nel contesto di una forte rilancio delle principali economie mondiali. La riduzione delle disponibilità finanziarie pubbliche ha trascinato verso il basso anche le disponibilità finanziarie private, mentre la riduzione dei consumi ha aggravato la recessione. Il circolo vizioso si è completato dalla riduzione del prelievo fiscale e con il congelamento dei conti correnti e il blocco dell’erogazione degli interessi sui titoli di Stato." 05 March Quando un operaio muoreQuando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano. Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge. Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp. Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”. Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione. Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”. Quando un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti “altrimenti vai a casa”. Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini. Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte. Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada. Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore. Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata. Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario. Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre. Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere. Quando un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti. Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria. Quando un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra. Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni. 04 March Sempre gli stessi pagliacci...Cari ragazzi...care ragazze...cari ultimi...caduto il governo Prodi ecco che si ripresenta a noi l'oppurtunità di andare a rivotare. Uno crede di poter cambiare qualcosa...Ma avete visto??? I candidati sono sempre gli stessi da 50 anni...nn è possibile...!!!
Come si può cambiare la situazione di un'Italia in netta crisi economica,psicologica e morale??? Non certo votando Berlusconi o Veltroni...
Certo possiamo protestare. Come??? Non andando a votare...Io ho già da tempo bruciato la mia tessera elettorale perchè mi sono rotto le palle di partecipare alla Mafia di questi signori in giacca e cravatta...
Basta!!! La devono smettere di prenderci per il culo...
Mi raccomando...non fate come le pecore che seguono la massa...
Lasciateli marcire nella loro IGNORANZA...
Non andate a votare...CRIMOR 20 February Ultimo“…ALLA RAFFINATEZZA DELL’INTRIGO MAFIOSO DOBBIAMO CONTINUARE AD OPPORRE LA PUREZZA, LA SEMPLICITA’ E L’ONESTA’, COME CI HANNO INSEGNATO I VECCHI SOLDATI DELL’ARMA” Mafie...consenso negatoMolto spesso ci si sente immuni al problema “mafia”,finchè non ci troviamo a doverne affrontare la prepotenza. Ce ne accorgiamo al momento di aprire un’attività,quando “qualcuno” bussa alla tua porta chiedendo un “contributo” per lasciarti lavorare, poi il contributo diventerà un quarto,metà,tre quarti del guadagno dell’attività e sarai costretto o a scendere a compromessi o a chiudere ed andare via.Tutto normale,preventivato,anche se completamente assurdo.Tutto consumato in silenzio.Come quando ammazzano qualcuno a te caro e sai chi è stato,ma quel nome è troppo pesante da dire,così come diventa troppo rischioso chiedere che sia fatta giustizia,perché certi nomi sono impronunciabili.E allora si ingoiano bocconi amari e si continua la solita vita.Oppure può succedere che un giorno un ragazzo si senta umiliare dai compagni perché non ha la maglia firmata e non l’avrà mai perché in famiglia si fanno i salti mortali per arrivare a fine mese e allora,per dare una mano,per sentirsi qualcuno e farsi rispettare eccolo rivolgersi al “capetto” di turno,eccolo ipotecare la sua vita,vendere la sua dignità per diventare “qualcuno”.Che importa se poi rischia di finire in carcere per spaccio o per aver ucciso un uomo?Che importa se avrà buttato nel fango la sua coscienza? Perché,sia chiaro,alla fine chi ci rimette è la povera gente,non “lorsignori”.No,quelli guardano dall’alto delle loro ville al Nord,sicuri e al calduccio! Cè chi paga per loro.Nel Sud è rimasta solo la spietata manovalanza,quella che si occupa di tenere sotto controllo il territorio e soggiogare,sostituendosi allo Stato,i cittadini.E’ quella a cui ci si rivolge per comprare i propri diritti,quella che alimentiamo con l’ignoranza e la paura. Le mafie non sono solo un problema del Sud,ma sono il cancro dell’Italia intera e,finchè si continuerà a fare il loro gioco ignorando e girandosi dall’altra parte,non potremo mai estirpare questa malattia. CRIMOR 19 February Tutto quello che non sai è veroCi vuole un salto, una illuminazione per vedere la luce, per sapere la verità. La nostra mente è rinchiusa in confini angusti. La stampa e la televisione ne sono i guardiani. La nostra onestà ci impedisce di capire. Una persona onesta crede che anche gli altri si comportino nello stesso modo. Più o meno. Ci sono cose che si rifiuta di pensare. La reazione alla verità è lo stupore. La tipica frase di circostanza è: “Non è possibile”. La verità non si può sapere con i cinque sensi. Va cercata in modo trascendente. Bisogna sorprenderla, immaginarla, crearla con il pensiero. Qualunque sia il risultato sarà più reale della realtà preconfezionata nella quale crediamo di vivere. Esistono delle tecniche grillozen per arrivare alla illuminazione: 1. Rovesciare l’informazione nel suo opposto (esempio: gli inceneritori non hanno effetti sulla salute = gli inceneritori causano tumori) 2. Immedesimarsi nei mentitori di professione partendo dai casi più semplici per arrivare ai più complessi. (esempio: ascoltare 100 volte il discorso di Mastella in Parlamento in difesa della moglie Sandra agli arresti domiciliari). NB: La tecnica comporta dei rischi: iniziare subito con lo psiconano può essere fatale. 3. Leggere un programma elettorale a caso ad alta voce senza sghignazzare davanti allo specchio alla luce di una candela. (esempio: il contratto con gli italiani o i 208 punti dell’Ulivo) 4. Pensare sempre per il peggio. Chi pensa peggio non teme sorprese. Può vivere tranquillo. Che altro gli può capitare? (esempio: lo Stato farà bancarotta. I titoli di Stato saranno congelati. L’Italia uscirà dall’euro e i nostri capitali saranno polverizzati) 5. Chiedere a degli amici di immobilizzarci davanti alla televisione con gli occhi aperti da pinzetta come nel film: “Arancia Meccanica”. (esempio: selezionare i programmi di informazione con Ferrara, Riotta, Fede, Feltri, Mazza, Vespa, Mentana) 6. Leggere la propria busta paga e confrontarla con quella di qualche anno fa. 18 February La sfidaLa sfida impossibile che invece è possibile, la nostra sfida alla mafia ed all' indifferenza che la sostiene. RECUPERIAMO LA NOSTRA LIBERTA', RIVENDICHIAMO LA NOSTRA LIBERTA' OFFESA. COSTRUIAMO UNA LOTTA DI POPOLO, UNA RESISTENZA POPOLARE ATTORNO AI POCHI SIMBOLI CHE CI RIMANGONO PER COSTRUIRE DOVE MOLTI DISTRUGGONO, PER REAGIRE DOVE MOLTI ACCONSENTONO, PER RESPIRARE DOVE MOLTI SOFFOCANO. E' UN GRIDO, DI CONSAPEVOLEZZA E DI DOLORE, SPESSO DI MOLTE AMAREZZE, CHE SONO SOLTANTO L' ANNUNCIO DELLE VITTORIE FUTURE. CONTRO LA MAFIA, CONTRO QUEI "RITUALISTI TRADITORI DEI LORO STESSI RITI - COME HA "GRIDATO" IN AULA UN VALOROSO MAGISTRATO -", CHE UCCIDONO I SOGNI E LE SPERANZE DEI LORO FIGLI, DEL NOSTRO FUTURO. NON VOGLIAMO EROI, E NON VOGLIAMO COMPLICI, MA SIAMO STRETTI ACCANTO AI NOSTRI EROI CONOSCIUTI E SCONOSCIUTI CHE OGNI GIORNO COMBATTONO, VINCONO E PERDONO BATTAGLIE AMARE CHE SANNO DI QUOTIDIANITA', DI SOPRUSO E DI ABUSO E CHE RIESCONO A CONSERVARE INTATTA OGNI VOLTA LA LORO DIGNITA', LA LORO UMANITA', LA LORO DOLCEZZA, LA NOSTRA LIBERTA'. Crimor Pagliacci" ... Da piccolo, quando andavo al circo, ridevo tantissimo guardando i pagliacci e le loro pagliacciate. Oggi , senza andare al circo, vedo tanti pagliacci e le loro pagliacciate .....". CRIMOR 16 February Due paroleNon siamo violenti, anche se conosciamo la violenza del vostro denaro, quello che usate per comprare ogni cosa. Noi non amiamo la proprietà privata se non in quanto svolge una funzione sociale, e vediamo la pura avidità con cui accumulate e recintate case e palazzi e città. Non siamo razzisti, e vediamo le vostre distinzioni tra bianchi e neri, ricchi e poveri, regolari ed irregolari, sudditi e clandestini. Noi non vi combattiamo con la violenza che legittima la vostra reazione, noi non vi combattiamo con la superficialità e l' opportunismo che legittimano il vostro nepotismo. Noi cerchiamo di costruire ogni giorno, nelle piccole cose quotidiane, un mondo che si allontana dalla vostra prigione, dove gli esseri umani nella loro semplicità sono autentici, dove l' uguaglianza significa uguaglianza, dove la solidarietà significa solidarietà, dove la dignità significa dignità. Queste parole sono un sentiero luminoso su cui cammina la gente piccola, quella che vive ai margini del vostro mercato. Ci perdonerete se non amiamo la vostra violenza, ci perdonerete se non amiamo i vostri soldi, la vostra arroganza, la vostra competizione truccata. Non siamo eroi, non siamo niente, il fatto è che semplicemente il vostro mondo vuoto ci fa schifo.
Con molto disprezzo,
gli ultimi L'esercito invisibileIL NOSTRO ESERCITO INVINCIBILE, I NOSTRI SPLENDIDI EROI DI TUTTI I GIORNI, I NOSTRI GUERRIERI COLORATI CHE OGNI MATTINA VESTITI DI MILLE COLORI OCCUPANO LE AULE, LE STRADE, LE PERIFERIE, I CORTILI DI QUESTA NOSTRA ITALIA,
I NOSTRI FIGLI E I NOSTRI FRATELLI, CHE SONO I NOSTRI SOGNI DI SEMPRE, SEMPRE UGUALI E SEMPRE DIVERSI. LE NOSTRE PAURE E LE NOSTRE SPERANZE, I NOSTRI MILLE DUBBI E LE NOSTRE CERTEZZE.
COME LE GOCCE DELLA PIOGGIA DANZIAMO SULLA VOSTRA ARROGANZA E DIVENTIAMO FIUMI DI GIUSTIZIA, TORRENTI IMPETUOSI DI RIVOLTA AI VOSTRI CRIMINI, ALLA VOSTRA INDIFFERENZA COMPLICE, ALLA VOSTRA AMBIGUITA' CONSAPEVOLE.
NOI SIAMO I VOSTRI FIGLI, I VOSTRI FRATELLI, I VOSTRI MIGLIORI AMICI, E SIAMO UNA MOLTITUDINE, UN' ECO SENZA FINE DI SUSSURRI E DI SGUARDI CHE NON FINISCONO.
NON FINISCONO NELLA POLVERE DELLE MACERIE, NON FINISCONO NEL DOLORE DELLA TORTURA, NON FINISCONO NELLA VIOLENZA DEL RICATTO, NON FINISCONO NELLA VILTA' DI CHI ABUSA.
ED E' UN ESERCITO INVINCIBILE, PERCHE' SIAMO I VOSTRI SOGNI PERDUTI, LA VOSTRA UMANITA' SVENDUTA, LA VOSTRA DOLCEZZA RIMOSSA, LA DIGNITA' CHE AVETE TRADITO. 14 February Certificato d'abbraccioSe potessi prendere un arcobaleno, lo farei proprio per Te; e condividerei con te la sua bellezza, nei giorni in cui tu fossi malinconico. Se potessi costruire una montagna, potresti considerarla di tua proprietà; un posto dove trovare serenità, un posto dove stare da soli. Se potessi prendere i tuoi problemi, li lancierei nel mare... ...ma sto trovando che tutte queste cose sono impossibili per me. Non posso costruire una montagna, o prendere un arcobaleno luminoso, ma lasciami essere ciò che so essere di più: UN AMICO SEMPRE PRESENTE!!! |
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